I soliti pagliacci della politica italiana


Roma – Sul podio dei “pagliacci d’aula” c’è senza dubbio lei: Alessandra Mussolini. Sul podio e sul gradino più alto per la pagliacciata più banale che si potesse immaginare, quella più orfana di gusto e di vera ironia, insomma la miglior pagliacciata insieme d’aula e di cortile. La Mussolini, senatrice della Repubblica, inaugura la quarta votazione per il capo dello Stato indossando e sfilando volutamente in aula con indosso un’attillata t-shirt bianca. Sul davanti c’è scritto No, No, No. Sul di dietro: “Il diavolo veste Prodi“. E dire che ci deve aver pensato per partorire simile battuta, deve essere stato un vero sforzo di meningi, condito con il consueto savoir faire, con l’eleganza tipica (le cronache e le registrazioni tv ne sono colme) della Mussolini. A lei dunque la palma e la medaglia dei “pagliacci d’aula”. A noi spettatori… Cosa c’è di più triste di un pagliaccio che non fa ridere?
Ma non ha gareggiato da sola nella specialità: sei parlamentari su dieci “nuovi”, eletti per la prima volta. Eppure l’aria che si respira a Montecitorio, in questi giorni affollata non solo di deputati ma anche di senatori, non è diversa da quella del passato. Aria, mood, battute, umori, linguaggio d bambinoni al bar. Bambinoni così goffi da denigrarsi da soli senza neanche rendersene conto.  Al nome Rocco Siffredi, scritto e votato come Presidente della Repubblica e letto dalla presidenza congiunta di Camera e Senato, in aula è scattato l’applauso, timido, accompagnato dalle risatine e dal darsi di gomito di onorevoli vari. Come al bar, come all’asilo. Gli è venuto, gli è scappato solidarizzare con quel voto che li offendeva: l’irresistibile attrazione infantile per le “parolacce”.
Anche però qualche battuta arguta, quella di Benedetto Della Vedova, ex finiano, che ha commentato la scelta di Pier Luigi Bersani di sostenere Franco Marini insieme a Pdl e Lega: “Come fare un autorete su calcio di rigore”, ovviamente a proprio favore, il rigore. Impresa quella di Bersani che ha ottenuto il duplice risultato di spaccare il Pd, il partito di cui Bersani sarebbe segretario, e di ricompattare Lega e Pdl, partiti di cui sempre Bersani sarebbe avversario. Una battuta quella dell’ex finiano che è, però, cronaca politica o quasi. Altre, molte di più, le battute e le risate che con la politica pochino hanno a che fare.
In passato, nelle ultime legislature, tra soubrette e personaggi a dir poco singolari (oggi 19 aprile Mattia Feltri titola il suo pezzo su La Stampa “L’eterno scilipotismo di un Parlamento che non cambia mai”) le stanze del potere, i luoghi simboli della democrazia e le istituzioni avevano subito una contrazione di stile e di gusto, di modi e di forme che da ingessati e inaccessibili templi li aveva trasformati e avvicinati ai bar, alle osterie e alle scuole d’infanzia. Non si tratta di essere “bacchettoni”, un voto per Siffredi o anche per il conte Mascetti ci può stare, come diceva Totò “siamo uomini di mondo”, quello che a cui meno ci si riesce ad abituare è l’applauso che scatta quando il nome viene letto, con ghigni e gomitatine varie. Né più né meno che se quel nome fosse stato pronunciato in un’aula scolastica. Tanto per fare un esempio concreto è come se un alunno avesse scritto “cazzo” sul tema e la professoressa, leggendolo ad alta voce, avesse pronunciato la terribile parola. Ilarità generale, in classe. Dal Parlamento ci si aspetterebbe qualcosa di più.
Cambiano i parlamentari ma non cambiano i modi quindi. Tra i volti noti si è registrato, nella prima giornata delle votazioni per l’elezione del Capo dello Stato, l’attrito tra i due ex colleghi di partito Sandro Bondi e Guido Crosetto con il primo che elegantemente definito il secondo “una me…”, reo di aver dileggiato lui e la sua fidanzata-senatrice Manuela Repetti. Mentre tra i volti nuovi, anche se non eletto ma semplice collaboratore dei 5 Stelle, Rocco Casalino. Da Siffredi a Casalino sempre di Rocco si tratta ma il secondo, presente ieri ed oggi in aula, è un nome che qualcuno ricorderà non per le prestazioni né le dimensioni, ma perché vanta sul curriculum una partecipazione al Grande Fratello.
Inevitabile parlando di Rocco pensare appunto alle dimensioni, riflesso quasi automatico e un po’ infantile. Ma riflesso che comune ai lettori alberga ampiamente anche tra senatori e deputati, oltre che grandi elettori vari, che di fronte al caos della prima giornata di votazione, con l’incombere del dover scegliere, con tutti i nodi politici legati non solo al Capo dello Stato ma anche al futuro del Paese, apparivano un po’ come una scolaresca. Sarà servito l’applauso a Siffredi, come lo stesso Feltri ipotizza e spera, anche a spezzare la tensione che ieri opprimeva l’Aula, ma sembra proprio che il 65% di nuovi volti non abbia portato in dote un nuovo stile.









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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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