In Italia regna il caos

Domenico Iodice | Ma qual titanico rammarico!
Intro all'uovo di Pasqua il Presidente della Repubblica non ha depositato come sorpresa a tutti gli italiani d'un novo governo, bensì d'un drappello di dieci incerti “ Saggi “. Pur se avvertiamo la massima stima e attrattiva per Giorgio Napolitano, dichiariamo che codesta decisione, per noi, è del tutto enigmatica. Siam del parer, dunque, che la bizzarra commissione di “ Saggi “ sarà sol d'un futile artificio per prolungar di un qualche dì la sofferenza della legislatura poc'anzi germogliata, d'una legislatura scesa in coma irreversibile già col voto del 24 e 25 Febbraio di codesto anno. Il Capo dello Stato e noi tutti siam vittime, oggi, del pandemonio e della indeterminatezza che proprio noi siam stati capaci di edificar colla ottusità del nostro voto. Ma noi italiani siam pur bersagli, da cotanti lustri, della prepotenza e delle bassezze con cui i politici si preoccupano sol dei loro ripugnanti interessi, trascurando lo “ Stivale “, i cittadini e le lor angoscianti difficoltà. Prigionieri d'una classe politica che, per ignobili computi di convenienza e senza curarsi delle assidue esortazioni del Capo dello Stato, ci ha obbligati nel condurci alle urne con d'una legge elettorale schifosa. Per ben quindici mesi, nella scorsa legislatura, i partiti ci hanno presi letteralmente per i fondelli fingendo di adoperarsi per mutarla. In verità, dunque, in un angolo il PD, pronosticato trionfator, non ha voluto rinunciar alla opportunità di accaparrarsi lo smisurato premio di maggioranza alla Camera, quando nell'angolo opposto, il PdL, ipotetico sconfitto, ha gradito puntar tutto sul tentativo di impedir che il PD ottenesse la maggioranza pur al Senato. Dunque, a parer nostro esclusivo, sia PD che PdL i loro propositi li hanno conseguiti, si, ma col risultato di aver fatto precipitar lo “ Stivale “ in uno stallo bestiale e melmoso, dal qual neppur l'ottima tenacia e la saggezza di Giorgio Napolitano riusciranno a condurlo fuori. Pensiam che ogni italiano, di buon senso, sia sbigottito e nauseato dal disadorno panorama al qual è obbligato ad assistere. L’istanza di metamorfosi, che germoglia con vigor dagli italiani, è messa in carcere da volgari interessi delle fazioni in campo che, in pubblico, inneggiano al mutamento, ma si affrettano ad inibirlo pur quando il nuovo riesce quasi mettere in pericolo i loro interessi. È avvenuto colla riforma della legge elettorale, come si è notato, ed è quello che, oggi, si rinnova impedendo il germogliar del novo governo. L’insistenza con cui il PdL vuol imporre, al Capo dello Stato, d'un governo di titanica coalizione, ne è la prova. Eppur, il PdL è sol la terza fazione politica, emersa dalle urne, con il 16% di voti in meno del PD ed il 14% in meno del M5S. Ma il suo obbiettivo è nitido, in un governo di grande coalizione, il PdL riuscirebbe a depennare, dall’agenda, tutti i disegni di legge indigeribili al suo padre padrone, ossia Silvio Berlusconi. Indigeribili come, ad esempio: legge sul conflitto d’interessi, legge contro la corruzione, legge contro il riciclaggio ed il falso in bilancio, prolungamento dei termini di prescrizione, norme contro le frodi fiscali, provvedimenti contro il voto di scambio, limite al numero dei mandati parlamentari, ineleggibilità al Parlamento. Da parte sua, dunque, il PD è contrario alla depennazione del finanziamento pubblico ai partiti, perché senza quei quattrini non potrebbe concedersi di sorreggere la faraonica macchina del partito che ha in organico oltre 200 dipendenti. E mentre PD e PdL, l’un avverso l’altro guarniti di “ armi “, immobilizzano l'Italia impedendone la governabilità, il M5S, vessillifero e propugnatore del mutamento e della moralizzazione in campagna elettorale, di fatto diniega ogni qual comparazione istituzionale e politica. Così, deputati e senatori M5S bivaccano in Parlamento, a spese degli italiani, comandati come sudditi, tramite il Web, da don Beppe Grillo che non lesina lor intimidazioni in caso di disapprovazione. Se codesto comportamento di tutto disinteresse per i grattacapi del Paese, da parte del M5S, non dovesse mutar nei prossimi dì, con disgusto dovremmo riconoscere che nelle urne son stati depositati 8.784.377 voti del tutto inutili per affrontar e vincere le cotante difficoltà degli italiani. Come temiamo, purtroppo, che altrettanto futile si mostrerà il travaglio dei dieci “ Saggi “, ai quali il PdL, per voce di Cicchitto, ha già dettato d'un termine:“ se entro 7 / 10 giorni non reperiranno d'una soluzione ci condurremo di nuovo alle urne ”. O santi numi, qual grave distrazione: abbiam obliato che Cicchitto fosse stato nominato Presidente della Repubblica, visto che lui possiede la facoltà di decidere se e quando ricondurci alle urne.
Come da rito consolidato: povera Patria!








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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

1 commenti:

  1. I dieci saggi? Servono a perdere il tempo necessario a far riflettere gli italiani e i partiti. E' vero, questa condizione l'abbiamo creata noi

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