Ennesima buffonata giudiziaria del PD: Penati incassa la prescrizione per il Sistema Sesto


Rosengarten | Alla procura di Monza non sono bastati 13 anni, decine di testimonianze e migliaia di pagine di documenti a dir poco compromettenti per chiudere l’inchiesta e rinviare a giudizio gli implicati del Sistema Sesto. Tra questi spiccava il nome di Filippo Penati, imputato di concussione, corruzione e finanziamento illecito del partito cui apparteneva, l’ex DS ora PD, prima della messinscena delle sue dimissioni per non coinvolgere Bersani ed il PD nell’imminenza della campagna elettorale. Certo, Penati non è un “raccomandato” come Berlusconi per il quale i giudici milanesi hanno marciato a tappe forzate lavorando pure il sabato notte pur di poterlo condannare in tempo per le elezioni. Invece, l’ex sindaco di Sesto San Giovanni non è stato oggetto di particolari attenzioni da parte dei magistrati ed i reati si sono prescritti, con grande rammarico delle toghe (siamo ironici n.d.r.). Così dopo la buffonata dell’assoluzione di Vendola reo confesso di abuso d’ufficio, ora il salvataggio di Penati, mentre in Puglia si cerca disperatamente di salvare pure Tedesco, il regista della Sanitopoli pugliese. Ovviamente, nei giorni scorsi, Filippo Penati aveva giurato e garantito che avrebbe rifiutato la prescrizione del reato, ma all’atto pratico non si è presentato a nessuna delle due udienze del processo in cui avrebbe potuto dar seguito alla sua intenzione manifestata a parole di farsi giudicare per “dimostrare la propria innocenza”. Così al tribunale non è parso vero di poter dichiarare l’avvenuta prescrizione per le imputazioni più vecchie, cioè le presunte tangenti incassate per il recupero delle aree Falck e Marelli di Sesto San Giovanni, dove Penati è stato sindaco dal 1994 al 2001. Penati non è uno qualsiasi, ma è stato per anni il capo della segreteria politica di Bersani, uno che aveva un potere enorme, secondo solo a quello del segretario. Quindi tutto il suo operato era noto ed implicitamente avallato dai massimi vertici del partito in Lombardia, come a Roma. Ed il reato ascritto non era di poco conto perché aveva come oggetto una maxitangente di 4 miliardi di lire per concedere la riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli trasformandole in aree per edilizia intensiva. Niente male da parte di chi ha sempre cavalcato demagogicamente la tigre della legalità, dell’incorruttibilità e del rigore morale, ergendosi a paladini della salute, dell’ambiente e degli interessi dei lavoratori.
Il legale di Penati ha dichiarato in aula: “Il mio assistito non ha alcuna intenzione di presentarsi, non posso dire altro sulla sua volontà”. “Dobbiamo interpretarlo come una non rinuncia alla prescrizione?”, ha incalzato il giudice. “Non ho mandato per dire qualcosa su questo. Penati non c’è e io non posso al momento assumere la responsabilità di una sua decisione a riguardo”, ha risposto l’avv Calori. Così il collegio, dopo una breve camera di consiglio, ha annunciato la prescrizione del reato. Stupida, irriguardosa ed infantile la presa di posizione di Penati che ci vuol far credere di essere risentito e contrariato dalla decisione “unilaterale” presa dal tribunale e di volere ricorrere in Cassazione contro la sentenza. “La prescrizione è stata chiesta dai pm e non da me. La mia posizione è stata travisata dai tg della Rai. Stiamo ai fatti e i fatti sono questi: la regola processuale che consente al pm di chiedere la prescrizione del reato prima dell’inizio del processo, come è successo nel mio caso, ha trovato la mia opposizione perché desideravo e desidero il processo su tutte le mie imputazioni. Il tribunale, applicando un’altra norma, ha emesso una sentenza di prescrizione in via unilaterale che impugnerò davanti alla Cassazione perché ritengo che detta sentenza non poteva essere emessa, anche perché non ho mai commesso i reati prescritti, per i quali continuo a chiedere lo svolgimento del processo”.
Una versione patetica cui dà credito solo il quotidiano giustizialista, ma solo con i rappresentanti del centrodestra, Fatto Quotidiano, impietosamente demolita dalla stessa procura monzese: ” Se avesse voluto farsi processare – chiariscono in Procura – sarebbe bastato che si fosse presentato in aula all’udienza. Che senso ha fare adesso un ricorso in Cassazione? Ed ora cosa c’entra quella?” Persino uno come Roberto Saviano s’è scandalizzato per l’ignobile atteggiamento del compagno Penati arrivando a scrivere su facebook: “Il tribunale ha dichiarato la prescrizione del reato di concussione nei confronti di Penati, che non vi ha rinunciato, come aveva promesso di fare, e che oggi mistifica la realtà, affermando che impugnerà il provvedimento per vedersi assolto nel merito”. Quale merito se non si è presentato in aula ed il processo non ha neanche potuto avere inizio?
Prescritte le ipotesi di concussione sulle aree Falck e Marelli, Penati resta comunque nel processo: è imputato per le accuse relative all’acquisto del 15 per cento della società Milano Serravalle del Gruppo Gavio, che ha garantito all’imprenditore privato una maxiplusvalenza di 179 milioni di euro in meno di quattro ore! Un’operazione giudicata sospetta dalla Procura per la vicinanza alla scalata Unipol, poi fallita, in cui il gruppo Gavio ha investito 50 milioni e per la quale la Corte di Cassazione ha quantizzato un danno erariale di 100 milioni di euro. Penati sarà processato anche per gli appalti dei lavori della terza corsia della A7, dati alla società Codelfa, sempre del gruppo Gavio. In più dovrà rispondere di finanziamento illecito ai partiti, per i soldi arrivati alla sua Fondazione “Fare Metropoli” (e con la maxitangente delle aree Falck-Marelli ne avrebbero fatta di metropoli, altroché se ne avrebbero fatta, ndr) da banchieri come Massimo Ponzellini (ex Bpm) ed imprenditori come Enrico Intini e Roberto De Santis, vicini al Pd pugliese. Per queste imputazioni il processo riprenderà a giugno se non lo faranno cadere in prescrizione come quello per concussione e corruzione del Sistema Sesto.






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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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