Ieri e oggi...

di Domenico Iodice | I nostri interrogativi – Ma se il grande magistrato Giovanni Falcone fosse ancor tra noi, cosa penserebbe dell’attuale stato della lotta alla mafia? Pur lui penserebbe che va conferito d'un riconoscimento al governo Berlusconi per la sua gestione della lotta alla criminalità organizzata? Cosa penserebbe di Marcello Dell’Utri che considera Vittorio Mangano, morto da mafioso e da assassino per sentenza di Cassazione, d'un eroe dell’Italia moderna? Cosa penserebbe di alcuni senatori che stazionano a Palazzo Madama nonostante pesanti imputazioni per mafia? Cosa penserebbe di buona parte della politica italiana che, in difesa di corrotti e corruttori, non possiede alcuna intenzione di sfornar leggi che impediscono la corruzione? Cosa penserebbe di quei partiti che hanno dissipato faraonici rimborsi elettorali per finalità dissimili da quelle previste dalla legge? Cosa penserebbe d'una magistratura che il potere politico vede come fumo negli occhi e come ostacolo ai suoi disegni da consorteria malavitosa anzichè d'una risorsa alla qual attingere per mutar e apportar benefici allo “ Stivale “?

Ieri – Codesti interrogativi dovrebbero esser più che sufficienti a render nitida la faccenda. Giovanni Falcone non diede la sua vita per esser adulato e venerato da morto, pur se è costantemente presente nel cuor degli onesti, pur se la Giustizia vive grazie a uomini come lui. Lo infastidirebbero gli elogi retorici e ipocriti. Sapeva che a lui, ai suoi colleghi del pool antimafia di Palermo, era toccato l'arduo compito di assalir innanzitutto il profilo militare di Cosa Nostra. Ben sapeva che sarebbe giunto il tempo di stroncar le complicità istituzionali economiche e politiche di Cosa Nostra. Che il quanto, a ben ventuno anni dal suo sacrificio, rimanga in Italia d'un limite invalicabile, è la spiegazione del perché Cosa Nostra sia resistita. Il che, in uno Stato al passo con i tempi e civile, non sarebbe dovuto mai avvenir. 

Oggi – Il progetto di legge posato l'altro ieri in commissione giustizia al Senato dal PDL, relatore Giacomo Caliendo.
Il disegno vuol di fatto depennar il carcere per il reato di " concorso esterno " in associazione di stampo mafioso ed impedir le intercettazioni telefoniche per i colpevoli di codesto reato. Dopo la proposta di condono edilizio di cui si è discusso e su cui il PD garantiva " trincee ", questo di oggi è d'una ennesima aggressione agli equilibri del governo, ossia d'un altro ricatto sulla stabilità del governo, che dimostra quanto precario sia il cosiddetto " asse PD-PDL " sul quale esso si è formato e può reggersi.
Evidentemente finché la tenuta del governo dipende dall'appoggio del PDL, possiam in maniera quieta escludere che codesto bacino politico rinunci a proteggere i propri indagati con apposite leggi ed a premiar l'evasione fiscale con vari condoni: in fondo è quello che ha sempre fatto sin ad oggi. In questo caso molto probabilmente trattasi di fornir d'un valido aiuto a Marcello Dell'Utri, condannato per ben sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa: che dir, in fondo Dell'Utri, a parer dei giudici, i contatti con i clan mafiosi li aveva presi per assicurar proprio la protezione a Silvio Berlusconi. Non rimane altro che approvarlo...











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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

1 commenti:

  1. La proposta del Pdl di dimezzare la pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, senza carcere e senza intercettazioni, è l’ennesima dimostrazione di come alla base dell’operato di quella formazione politica ci sia un disegno criminale ben preciso. Ancora una volta il partito di Silvio Berlusconi svela i propri obiettivi con sfrontatezza e in totale assenza di pudore: abusare del ruolo parlamentare per confezionare leggi e leggine a proprio uso e consumo. Per di più, a ridosso dell’anniversario della strage di Capaci. Vergognoso. Sono recentissime le dichiarazioni di alcuni esponenti del nuovo ‘governissimo’ sulla lotta alla mafia, che va incentivata e valorizzata: c’è da chiedersi se tutto questo sia realizzabile, vista la partecipazione del Pdl, che la mafia ha sempre e solo voluto favorirla. Mi chiedo come possa Enrico Letta spacciare questo governo come l’unico possibile e immaginabile. Il Pd faccia qualcosa per impedire l’ennesima mortificazione del nostro Paese

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