Tutti al mare: secondo i giudici dobbiamo mantenere anche gli stranieri senza Carta di soggiorno


Rosengarten | Non serve la carta di soggiorno per l’indennità di accompagnamento. Possono ottenerla anche i cittadini stranieri invalidi che hanno un “normale” permesso di soggiorno. A ribadirlo è stato qualche settimana fa il tribunale del Lavoro di Milano, che ha accolto un ricorso contro l’Inps presentato da un’anziana peruviana tramite il patronato Inas Cisl. Sembra incredibile, ma è così. A questo punto uno si potrebbe chiedere che se ne parla a fare di ius soli e d’immigrazione regolare se poi chiunque è autorizzato a venire in Italia, neanche per cercare un lavoro, ma solo per farsi curare e vivere di rendita alle spalle dello Stato, cioè le nostre, pure di quelli che sono disoccupati e non posso pagare il mutuo, senza aver mai lavorato da noi manco per un’ora. Il fatto è che spesso noi cadiamo ancora nell’errore di associare automaticamente il potere legislativo con il Parlamento, che una legge del genere non s’è mai sognato di proporre e figuriamoci di approvare, dimenticandoci che in questa perversa magistratocrazia in cui è stata ridotta la Repubblica italiana sono i giudici a legiferare quando le leggi dello Stato non piacciono loro. Per cui indossare i jeans è una provocazione che fa andare assolto lo stupratore, uno straniero che ammazza con la macchina due persone senza patente e senza assicurazione mentre guida ubriaco è un poveraccio al massimo da mettere in residence sulla costa marchigiana, nella Riviera delle Palme a San Benedetto del Tronto invece che in galera, un picconatore con foglio di via può rimanere qui ad ammazzare tre persone, morte non per colpa sua, ma dei cittadini milanesi che non si sono sbrigati a chiamare il 112. Adesso s’è sentenziato che gli stranieri che subiscono infortuni possono passare il resto dei loro giorni a casa nostra per curarsi e ricevere pensione di invalidità con tanto di assegno d’accompagnamento, che messi insieme fanno più della pensione che il 70% degli italiani percepiscono dopo una vita di lungo lavoro. E chi se ne frega se poi la gente (gli italiani) si dà fuoco perché Equitalia gli pignora la casa per un debito inferiore a 10mila euro o se non si trovano i soldi per la CIGS.
Il caso è stato sollevato nel 2010, quando una peruviana era stata riconosciuta da una commissione sanitaria della Asl di Milano come “ultra65enne invalida con necessità di assistenza continua e non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”. Aveva quindi chiesto l’indennità di accompagnamento, circa 500 euro mensili pagati dallo Stato.
L’Inps, però, gliel’aveva negata, sostenendo che il sussidio è riservato ai cittadini italiani, comunitari o stranieri con carta di soggiorno (permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo). Una tesi smontata dal tribunale del Lavoro, che ha fatto riferimento a tre pronunce della Corte Costituzionale (13 giudici di sinistra su 16, ndr), che hanno cancellato quel requisito.
Il cittadino straniero – scrive il giudice – anche se titolare del solo permesso di soggiorno ha diritto di vedersi attribuire l’indennità di accompagnamento, la pensione di inabilità e l’assegno di invalidità ( si son dimenticati il panettone a Natale, ndr), ove ne ricorrano le condizioni previste dalla legge. (Quali condizioni? Solo quelle di vedersi riconoscere l’invalidità, ndr). La carta di soggiorno non è indispensabile, perché l’erogazione di prestazioni assistenziali può essere infatti subordinata solo alla circostanza che il titolo di legittimazione dello straniero al soggiorno nello Stato ne dimostri il carattere non episodico e non di breve durata”. Insomma, basta che lo straniero dichiari di non essere minimamente intenzionato ad andarsene, che vuole rimanere qui da noi che si sta tanto bene, per far scattare il diritto al mantenimento a condizioni migliori di quelle del 70% dei pensionati italiani. Ritornando alla signora, l’Inps dovrà quindi pagarle l’indennità di accompagnamento con tanto di 3 anni di arretrati. E presto sarà costretta a fare lo stesso con una miriade di altri immigrati, come spiega Maurizio Bove, responsabile immigrazione della Cisl di Milano: “Altri 30/35 fascicoli analoghi sono già stati inviati ai nostri legali per procedere con i relativi ricorsi”. Ecco, poi immaginate adesso che si spargerà la voce tra 5 milioni di stranieri che stanno già qui da noi e con decine di milioni di parenti, amici e conoscenti da chiamare da fuori. Tutti al mare.







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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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