James Gandolfini, il mitico Tony Soprano


Il destino gli aveva offerto un ruolo di quelli che ogni attore sogna: Tony Soprano, il mafioso in analisi che combatte con ferocia i nemici e le crisi di panico. Al resto ci ha pensato lui, entrando a pieno titolo nell'Olimpo dei grandi

Succede solo quando muoiono i più grandi. Accendi il computer, e sai che tutto quello che si poteva scrivere è già in Rete. Niente di strano: la scomparsa di James Gandolfini, stroncato da un infarto ad appena 51 anni, fa parte di quelle breaking news destinate a rimbalzare ai quattro angoli del pianeta alla velocità della luce.
Sarebbe insomma davvero inutile, oltre che stucchevole, ammannirvi l'ennesimo riassunto della sua carriera, del dolore dei colleghi e dei fan, soprattutto di quelli che sono impazziti per I Soprano, la serie culto che ha cambiato la storia della televisione del costume americano.
Preferisco allora salutare un grande attore dicendo solo un paio di cose. La prima è che quello che già stiamo rimpiangendo non era solo una gran signore, gentile e modesto, ma soprattutto un vero fuoriclasse del set. Anche se la sua fama è inevitabilmente legata al piccolo schermo e al ruolo di Tony Soprano, boss del New Jersey alle prese con crisi di panico, anche nella sua carriera cinematografica non mancano le perle. Una su tutte: L'uomo che non c'era, magnifico noir dei fratelli Joel ed Ethan Coen, in cui recitava accanto a Billy Bob Thornton e Frances McDormand. Il film nel quale è riuscito a fondere alla perfezione l'intensità sentimentale con la fisicità quasi animale che spesso caratterizzava i suoi personaggi.









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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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