Snowden e Manning, hacker. Eroi o traditori?

Due dei più grandi cyber scandali della storia svelati da ragazzi figli della cultura hacker. Eroi o traditori?

Non c’è voluto molto per far diventare gli Stati Uniti da super potenza in difesa dei diritti dei cittadini a macchina che spia gli americani, seppur a scopo “difensivo”. I due più grandi buchi nel sistema di intelligence a stelle e strisce sono stati causati da ragazzi dal viso pulito, mossi più da una certa etica hacker che da (come dicono loro) "patriottismo". Per Edward Snowden e Bradley Manning non vale il detto “in amore e guerra è tutto possibile” ed è chiaro che il loro coinvolgimento nei leak abbia fatto sorgere più di un dubbio sul reale valore dell’esercito informatico statunitense.
I legami tra Snowden e Manning, l’ex soldato americano che ha inviato centinaia di file segreti a WikiLeaks, vanno oltre le statistiche generazionali. Nessuno dei due ha una laurea o una formazione accademica nell’ambito informatico, eppure entrambi sono diventati simbolo della lotta al sopruso digitale, molto di più di hacktivisti del calibro di Anonymous. Sia l’azione di Snowden che quella di Manning hanno portato gli Stati Uniti a ripensare il modo in cui comunicano al Paese le loro azioni. Certo non si può combattere il terrorismo dettagliando usi e costumi della NSA ma si può cercare di fare chiarezza su come vengono monitorati i cittadini e soprattutto come vengono scelti i profili “interessanti”.
La cyber war in atto, con il clamore suscitato dagli hacker cinesi di APT 1, mostra come non ci siano due opposte fazioni, fatte di hacker e milizie classiche. In barba ad ogni possibile schema narrativo, come quelli sviluppati dal russo Propp , nascono nuovi soggetti tra i governanti e gli oppositori, che possono sconvolgere piani anche senza schierarsi da una parte o dall’altra. Dopo gli attentati dell’11 settembre gli Stati Uniti hanno deciso di rinforzare le proprie strutture informatiche intese non solo come Big Datama come vero e proprio strumento di prevenzione terroristica. Ma è dall'inizio delle rivelazioni di WikiLeaks nel 2010 che il Pentagono ha deciso di lavorare ancora di più nel segretoprendendo misure estreme per i suoi dipendenti. Video, documenti e relazioni conservate nelle workstation di Manning sono diventati pubblici con la convinzione che non fosse quello il modus operandi giusto degli Stati Uniti in Iraq.  
"Quello che hanno fatto Snowden e Manning è molto vicino alla cultura hacker - ci dice Matteo G. P. Flora, uno dei fondatori delCentro Hermes per la trasparenza e i diritti digitali - ovvero all'obiettivo di rendere visibile a tutto ciò che i governi nascondono. In entrambi i casi ci sono delle persone che mettono in luce casi limite di controllo e monitoraggio che possono attentare alle libertà individuali. E' importante considerare come siano di più le volte che ci si ricorda di azioni hacker atte a svelare segreti che interessano il pubblico più che quelle spinte da un interesse economico. Gli hacker agiscono secondo un'etica, proprio come Snowden e Manning, con le dovute differenze del caso". Hermes sviluppa la piattaforma GlobaLeaks che permette di inviare informazioni (cosiddetti leaks) in forma anonima e in tutela della privacy.
Nonostante tutti gli accorgimenti possibili, rimane praticamente impossibile rendere una qualsiasi rete totalmente immune. Non a caso il recente datagate è venuto alla luce grazie ad un ragazzo che lavorava alla NSA con un appalto esterno, insomma una persona che non avrebbe dovuto accedere alle informazioni di PRISM o del Boundless Informant ma lo ha fatto. Dietro l’angolo potrebbero esserci tanti altri Snowden o Manning ed è la stessa gola profonda di Hong Kong che lo rivela in una lettera al Washington Post dove invita “tutti gli altri a farsi avanti” sperando che le sua confessioni ne incoraggino di simili.
Snowden ha agito a causa di violazioni dei diritti civili, Manning per le violazioni dei diritti umani, entrambi hanno utilizzato il web come cassa di risonanza per quello che avevano fatto. Le rivelazioni dei due, lasciateci chiamarli hacker, hanno mostrato come l’organizzazione militare statunitense non sia poi così lontana da quella cinese che gode di un’intera sezione cyber (la APT 1 ). Ad entrambi va quindi il merito di aver scoperchiato l’estremo monitoraggio messo in atto dalla NSA e la volontà di mappare, in via telematica, tutti i paesi del mondo. “Hanno agito dallo stesso impulso – scrive il portale MondoWeiss - volevano riscattare la nostra società dall'attuale stato di sicurezza nazionale da cui è stata travolta e lo hanno fatto alla luce del sole perché credevano nel diritto del popolo di sapere. Entrambi hanno puntato il futuro su tale principio, così quando ci alziamo per Snowden cerchiamo di stare in piedi anche per Bradley Manning”. Senza dimenticarsi di Aaron Swartz.








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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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