Il nostro umile appello alla comunità internazionale: vigilate attentamente sugli eventi di queste ore in Ucraina

Il presidente ucraino, Viktor Ianukovich, ha proferito che farà tutto il possibile per accostar l'Ucraina all'Unione europea. Lo riporta l'agenzia Interfax. A Kiev e in altre città del paese migliaia di persone stanno protestando da dieci giorni contro la decisione del governo di congelare la firma di un accordo di associazione con l'Ue


di Domenico Iodice | Pontelatone - L’Ucraina è l’Europa. D'uno slogan intriso di rabbia che aleggia nei cieli di Kiev, ove i manifestanti hanno deciso di sfidare il governo a volto aperto e a muso duro. Ben centomila, le persone che si son condotte in Piazza dell’Indipendenza, trasgredendo il divieto imposto dall'esecutivo e sventolando la bandiera “ blustellata ” dell'Europa.
Peraltro il primo dicembre è d'una data dal profondo significato storico: nel distante anno 1991 il popolo ucraino votò il referendum sull'indipendenza dalla grande madre-Russia, scegliendo Leonid Kravčuk come primo presidente del Paese.
La protesta, tuttavia, è iniziata già da qualche giorno, precisamente da quando il presidente Viktor Yanukovich ha rifiutato di sottoscrivere il trattato con l’Unione europea per sviluppar i rapporti commerciali e il libero scambio delle merci con l’Ue. Il “ niet ” quasi categorico del leader ucraino è stato dettato dalla sua fedeltà a Mosca, a parere nostro, che continua ad aver d'una titanica influenza soprattutto dopo il ritorno al potere di Yanukovich, notoriamente filorusso secondo gli addetti ai lavori. A quanto par, non a caso lui ha pubblicamente ammesso che la mancata intesa è stata causata dalla volontà di non complicar i rapporti con il presidente russo Vladimir Putin.
La decisione è però costata molto cara in termini di consenso: i cittadini hanno invaso le agorà, come avvenne con la Rivoluzione arancione dell'anno 2004. La risposta però è stata violenta con l’intervento della polizia per disperdere il corteo. Il ministro dell’Interno, Vitaly Zakharchenko, ha mostrato una posizione molto ferma, sostenendo che Kiev non può diventar come Tripoli o Tunisi.
Una strana comparazione come la Primavera araba che è apparsa abbastanza forzata, ma che rende bene l’idea del clima pericoloso che si respira per le vie di Kiev.
Gli effetti della repressione sono durati appena un giorno. La giornata di domenica è stata nera per la popolarità del presidente, che ha cercato di mitigare gli animi, spiegando che è disposto ad avvicinarsi all’Unione. “ Farò tutto quanto è in mio potere per accelerare il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione europea ”, par che abbia proferito il presidente ucraino Viktor Yanukovich tramite un dispaccio.
I centomila ucraini scesi in piazza, a quanto par, non credono alla sua promessa: per questo chiedono le dimissioni di Yanukovich e d'un rapido ritorno alle elezioni. E la data del primo dicembre par davvero un assist perfetto per codesto frangente di pericolosa fibrillazione che la comunità internazionale deve tener necessariamente sotto attenta osservazione, visto che gli equilibri delicati di quell'area non possono esser compromessi.









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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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