Partito Democratico, Matteo Renzi nuovo segretario: si cambia musica

Abbiam l'ambizione di cambiare l'Italia, non uno o due ministri “, proferisce a voce alta e convinto il nuovo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi


di Domenico Iodice | Pontelatone – Matteo Renzi trionfa con grandi numeri alle primarie e da questa sera è il novo segretario del Partito Democratico. Vittoria schiacciante del sindaco di Firenze, che si aggiudica la guida del primo partito italiano con quasi il 70% dei voti. Oltre due milioni i votanti, risultato ottimo per le attese, segno che, nonostante l’inquietudine della base, nel PD la voglia di partecipazione è ancor fortemente avvertita.
Stasera, dunque, germoglia una nova era della politica italiana: per la prima volta, il maggior partito del centrosinistra non è guidato da un esponente storico della tradizione progressista e popolare, così come avvenuto negli ultimi anni tra i vari Veltroni, Franceschini e Bersani. Ora, il segretario del Partito Democratico non si è neppur mai seduto in Parlamento.
A distanza di una dozzina di mesi dalla sconfitta a testa alta contro Bersani, che hanno portato alla debacle elettorale di febbraio, Renzi ha sostanzialmente raddoppiato i suoi voti, merito, indubbiamente, delle sue abilità di oratore, ma anche dei numerosi endorsement tra i big che, alle precedenti primarie, si erano schierati dalla parte del suo antagonista, ossia Bersani.
Reale folgorazione o scelta di comodo, lo scopriremo presto. Nel frattempo, Matteo Renzi da stasera è l’uomo che ha in mano il destino del Paese: con un plebiscito di queste proporzioni, par ridurre al minimo il dissenso, potendo disporre del partito come nessun dei suoi predecessori ha mai potuto sperar. In ogni caso, la valanga di voti di codesta sera non rispecchia i reali rapporti di forza nel PD: le scorse settimane, infatti, il voto tra gli iscritti aveva visto prevalere sempre Renzi, ma con un ben più moderato 46%.
A tal punto urge un interrogativo: come si tradurrà questo nell’atteggiamento verso il governo Letta-Alfano? Codesto è il vero quesito, l'immancabile riflessione. I primi tre partiti del Paese, PD, MoVimento 5 Stelle e Forza Italia, hanno i propri leader indiscussi fuori dal Parlamento, con Matteo Renzi, Beppe Grillo e il decaduto Silvio Berlusconi. Le Camere, dunque, già in difficoltà dopo la pseudo delegittimazione della Consulta alla legge elettorale, ora si trova svuotato anche delle sue figure più rappresentative.
Il primo appuntamento è già dietro l’angolo: mercoledì 11 approda in Parlamento la questione di fiducia al governo, dopo la verifica decisa dal premier Letta dopo l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia. Dalle direttive di Renzi ai quattrocentodieci parlamentari del Partito Democratico, si carpirà se il novo eletto segretario adotterà la linea morbida o se, in alternativa, andrà nel fissare una data di scadenza al governo delle larghe intese.









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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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