Tanto per cambiare, un'altra grande responsabilità: le armi chimiche tolte a Bashar Assad stazioneranno per un periodo in un porto delle due isole maggiori

di Domenico Iodice | Pontelatone – Avevano tutti così fretta di togliere a Bashar Assad le armi chimiche, poi nessun sapeva ove smaltirle. Le 1.300 tonnellate di gas e componenti chimici stoccate in quarantuno siti ispezionati dagli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ( Opcw ) in territorio siriano finalmente prenderanno la via dello smaltimento, ma per farlo passeranno da un porto italiano, in Sicilia o Sardegna, così par.
Insomma dopo la complessa trattativa messa a punto da russi e americani insieme all’Opaw per il disarmo del regime di Bashar Al-Assad alla fine potrebbero esser parcheggiate in Sicilia o Sardegna anche se per un breve lasso di tempo. L’offerta di disponibilità è stata avanzata dal ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, che ieri ha precisato: le sostanze verranno ospitate in un porto delle due isole maggiori per poi esser trasferite sulla nave americana Cape Ray, ove poi saranno definitivamente neutralizzate. Qual sarà il porto di transito non è dato saperlo. Fonti della Difesa, citate ieri dalla stampa online, parlano appunto di un approdo civile in “ Sicilia o in Sardegna ”. In ambienti diplomatici si parla invece di un’installazione militare che dovrebbe garantir la sicurezza. Parlando alle commissioni riunite di Camera e Senato, il ministro Bonino ha proferito che “ l’Italia ha dato disponibilità di massima all’uso di un porto per il trasbordo ” ma ha precisato che le armi chimiche “ non toccheranno fisicamente il territorio italiano ” come dire che resteranno nei container a bordo di navi in porto. L’offerta della Farnesina a partecipar alla delicata fase del disarmo sarebbe stata avanzata anche in vista di possibili negoziati di pace a Ginevra. Le sostanze uno “ stock ” di circa cinquecento tonnellate, saranno in un primo momento trasferite nel porto siriano di Latakia. Componenti separate che, se mixate, si trasformano in armi letali. Un trasferimento considerato ad alto rischio, visto e considerato che la zona è tuttora interessata dai combattimenti. Approdati nello scalo poi, i centocinquanta contenitori saranno imbarcati su navi norvegesi e danesi. La destinazione sarebbe un Paese terzo, che potrebbe esser appunto l’Italia visto il rifiuto dell’Albania. Le notizie sono quasi assenti, non solo ovviamente non è data conoscere la data di arrivo del pericoloso carico ma non è neppur chiaro quanto a lungo i container dovranno restar in sosta nello scalo italiano. L’Opaw vorrebbe sbrigare la faccenda entro aprile e, dal momento che per smaltir le sostanze son necessari dai quarantacinque giorni ai tre mesi, la sosta in Italia potrebbe durar alcune settimane, periodo in cui l’Italia sarebbe bersaglio e incubatrice di armi chimiche, sebbene l’operazione sia stata architettata e sincronizzata in massima sicurezza. Tutto questo, prima di passare alla fase di neutralizzazione a bordo della Cape Ray, attualmente in Virginia in fase di preparazione. É stato previsto infatti l’imbarco sulla nave del sofisticato sistema mobile Field Deployable Hydrolysis System basato sulla dissoluzione delle sostanze. L’altro sistema possibile, che sarebbe stato accantonato, prevedeva cinque inceneritori imbarcati che dovevano operare a 2.700 gradi e distruggere tutti i “ precursori ” necessari alla realizzazione di armi chimiche. Un’operazione dalla durata prevista in due mesi che non avrebbe coinvolto aziende, imbarcazioni o personale americani. “ Queste sono alcune delle opzioni che stiamo considerando, abbiamo capacità uniche che possono essere attuate per la distruzione delle armi chimiche “ aveva proferito alcune settimane fa Caitlin Hayden, portavoce del consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Poi la scelta del sistema di dissoluzione, un apparato galleggiante dal costo elevato. A bordo saranno installati degli apparati mobili ideati dagli Usa e in grado di filtrare le sostanze all’interno di abitacoli protetti. Previsto il lavoro di circa sessanta tecnici senza contare poi le forze armate impegnate a garantir la sicurezza. Il trattamento, avverrà in acque internazionali, par lontano dalle coste italiane. Il risultato alla fine dovrebbe esser quello di scorie a “ livello di tossicità piuttosto basso ”. Il quarto e ultimo stadio sarà la consegna delle scorie a società civili specializzate nell’eliminazione dei prodotti chimici. Auspichiamo che tutto vada come prestabilito...











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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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