Addio Fiat, rimarrai nei nostri ricordi

di Domenico Iodice


E così, come ampiamente previsto, dopo circa 115 anni di storia torinese e italiana, la Fiat lascia l’Italia, e lo fa anche cambiando ragione sociale. Il Consiglio di amministrazione del Lingotto ha infatti deciso la nascita ufficiale di Fiat Chrysler Automobiles ( FCA ), un costruttore di automobili integrato e globale, a sua volta costituitosi  dopo l'acquisto da parte di Fiat della quota di minoranza in Chrysler Group LLC che era detenuta dal fondo Veba. Contestualmente, il management della Fiat, con a capo l’amministratore delegato Sergio Marchionne, ha anche fissato per la società, come detto, una nuova sede legale in Olanda. Qui avrà la sua base infatti Fiat Chrysler Automobiles N.V., società di diritto olandese appunto, che diventerà la holding del Gruppo.
Meno tasse per il gruppo, più utili, più capacità di investire. Non fa una piega, peccato che non sia una bella notizia per l’Italia, dove gli investimenti del gruppo diminuiranno gradualmente. Ne abbiamo lette di tutti i colori però bisogna convincerci che in un mercato libero questo deve poter succedere e bisogna accettare la cosa vedendo la realtà da altri punti di vista.
Molti opinionisti poco perspicaci hanno iniziato ad aggredire la Fiat, ricordando gli aiuti pubblici del passato. Non dimentichiamoci che se questi aiuti arrivavano è perchè vi erano dei politici che non volevano si licenziasse esclusivamente per non perdere consensi. ( Perdonate per il cinismo). E’ miope ritenere che la Fiat debba esser oggi riconoscente per degli accordi presi negli anni con lo Stato e con i Sindacati. Un’azienda ha un bilancio da chiudere ogni anno e deve poter fare sempre le migliori scelte per il proprio futuro.
Sgomberato il campo da facili sentimentalismi, ( pur se a noi dispiace da italiani ) questo episodio deve esser preso in forte considerazione da parte della classe politica. Né la destra né la sinistra è interessata ad aprire un dibattito in proposito.  Basterebbe una domanda: come facciamo a rendere competitive le aziende in Italia? Non è colpa della Fiat se ha deciso di andare via, ma è colpa del nostro paese e della nostra classe politica incapace ed inefficace nel praticare una politica economica e fiscale favorevole per le aziende che investono nel territorio.









Share on Google Plus

Autore: Domenico Iodice

Giornalista

0 commenti:

Posta un commento