Il governo dell'Australia sforna fumetti per scoraggiare i profughi

di Domenico Iodice

Non bastasse una politica criminale nei confronti dei boat people, ora il governo australiano ci prova con la propaganda


L’Australian Department of Immigration and Citizenship ha diffuso un fumetto nel quale spiega ai boat people asiatici che è inutile dirigersi in Austalia, dove non li vogliono.

Non li vogliono Il testo non lascia dubbi: “ Nessuna speranza. Non troveranno casa in Australia e i disegni riproducono immagini di profughi e migranti che marciscono senza speranza, ospiti di tendopoli che l’Australia organizza in qualche remota isola del Pacifico non australiana, dove le autorità di Canberra deportano e lasciano a marcire i migranti indesiderati.


La guerra ai rifugiati – I fumetti sono rivolti a quanti arrivano alla disperata per mare alla ricerca d’asilo, al quale spesso hanno diritto e che invece finisce per non essere riconosciuto dalle autorità australiane, che nella loro versione dei CIE abbandonano i richiedenti asilo per periodi lunghissimi, sottoponendoli di fatto a una detenzione illegale in condizioni che in Australia sarebbero illegali. Nel fumetto traspare anche la decisione australiana di respingere le barche ove sia possibile, finora non esplicitata dal governo.

La stretta conservatrice – Il fumetto s’inserisce a pieno titolo nella stretta all’immigrazione voluta dal premier Tony Abbott, che però in Australia come altrove si risolve nella negazione del diritto d’asilo, più che in uno stop all’immigrazione illegale, visto che la maggior parte dei migranti arriva comoda in aereo con un visto turistico. Solo gli asiatici in fuga da qualche governo o conflitto non hanno altra possibilità che quella d’imbarcarsi su una carretta e tentare la traversata senza documenti. Un provvedimento tipicamente populista e scarsamente inefficace, che si risolve in un’operazione d’immagine che finisce per negare i dritti ai richiedenti asilo senza avere alcuna influenza sul flusso degli immigrati in arrivo.









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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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