Crisi in Ucraina, Obama fa pressione su Putin

di Domenico Iodice

Comandante flotta Mar Nero: 'Resa entro domattina o assalto'. Poi la smentita. Usa e Ue: Mosca ritiri le truppe. Presidente Duma: 'Per ora non serve azione armata'

L'Ucraina rischia di frantumarsi. La Crimea è già in mano alla Russia, e la rivolta filo-Mosca dilaga in tutto l'est: dalla capitale economica del Paese, Donetsk, a Odessa. Le unità militari ucraine nella penisola sono circondate da soldati di Mosca e il ministero della Difesa di Kiev paventa addirittura un ultimatum entro le 5 del mattino, anche se il comando della flotta russa del Mar Nero smentisce come "una totale assurdità" il timore di un assalto.

Venti di guerra Nelle regioni russofone dell'Ucraina orientale e di quella meridionale è comunque la piazza a muoversi in favore del Cremlino, mentre su alcuni palazzi del potere locale sventolano già i colori russi. A Donetsk, importante città del bacino minerario del Donbass, al confine con la Russia, migliaia di sostenitori del Cremlino sono scesi in piazza contro la nomina a governatore dell'influente oligarca Serghii Taruta decisa da Kiev e in centinaia hanno fatto irruzione nella sede del governo regionale occupandone alcuni piani. Non solo, ma il parlamento locale sembra voler seguire le orme della Crimea, dove il premier locale ha invocato stasera apertamente la "piena indipendenza" dall'Ucraina, annunciando di voler convocare a sua volta un referendum sullo status della regione: e intanto il potere di fatto da quelle parti appare nelle mani di Pavel Gubarev, il 'comandante' degli insorti locali, "eletto" governatore due giorni fa dai filorussi. Imponenti manifestazioni a favore della Russia si sono svolte anche a Dnipropetrovsk, nella terra d'origine della pasionaria Iulia Timoshenko, e a Odessa. Nella storica città portuale sul Mar Nero centinaia di persone sono peraltro scese in piazza in favore del nuovo governo ucraino, lo stesso che il Cremlino accusa di "estremismo" e che non ritiene legittimo. Frattanto, mentre il premier di Kiev Arseni Iatseniuk tuona che l'Ucraina non cederà mai la Crimea e che "alle truppe russe non sarà permesso di fare irruzione nelle regioni orientali", i soldati del Cremlino continuano a sbarcare in massa nella penisola russofona. Secondo le guardie di frontiera ucraine, tra domenica e lunedì sono atterrati in Crimea 10 elicotteri da combattimento e otto aerei da trasporto, senza che Kiev fosse informata con 72 ore di anticipo, come previsto dall'accordo bilaterale sulla flotta russa del Mar Nero di stanza a Sebastopoli. E proprio in questa città dal primo marzo sarebbero arrivate quattro navi militari russe per lo sbarco di truppe. 

Diplomazia al lavoro In Crimea, insomma, la Russia la fa da padrone. Nonostante l'ex premier ucraina Iulia Timoshenko abbia lanciato un avvertimento a Mosca - affermando che con "l'occupazione" della Crimea la Russia "ha dichiarato guerra anche ai garanti della nostra sicurezza, Usa e Gran Bretagna" - per ora non sembra che l'Occidente abbia intenzione di impegnarsi in un conflitto che potrebbe avere conseguenze atroci. Se la Ue infatti "condanna con forza" la "chiara violazione" della sovranità ucraina e "gli atti di aggressione" della Russia, dopo cinque ore di Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri non arriva nessuna denuncia "d'invasione" e non s'ipotizzano sanzioni a carico di Mosca. I 28 in sostanza cercano di dare spazio alla diplomazia in attesa che giovedì scendano in campo i leader, convocati da Herman Van Rompuy per un vertice d'emergenza a Bruxelles. "La parola d'ordine è abbassare i toni", spiega Federica Mogherini, all'esordio a Bruxelles nelle vesti di ministro degli Esteri. L'obiettivo condiviso da tutti, dice, è quello di "evitare lo scenario peggiore", ovvero la divisione dell'Ucraina e "una vera e propria invasione". Ed evitare "scenari da guerra fredda", questi sì, che "avrebbero conseguenze su altri scenari internazionali". Nelle ultime ore, spiega, ci sono stati "contatti positivi" sul fronte della diplomazia. Ricorda che nel colloquio diretto con Lavrov di alcuni giorni fa, il ministro degli Esteri del Cremlino ha dato la sensazione di "essere consapevole della necessità di una soluzione condivisa".

L'avvertimento di Obama Per il momento la risposta più forte all'azione militare russa da parte della comunità internazionale è il possibile boicottaggio del G8 di giugno a Sochi, anche se Germania e Italia frenano. E questo nonostante il fatto che fonti Usa raccontino al New York Times di una Angela Merkel "estremamente irritata" con Vladimir Putin, e che al telefono con Barack Obama avrebbe affermato di "non esser sicura" che il leader russo "abbia ancora contatto con la realtà". La risposta più netta arriva comunque dall'altro lato dell'Atlantico. Obama parla di "misure economiche" per isolare Mosca e accusa Putin di essere "dal lato sbagliato della storia". Intanto l'Europa minaccia "conseguenze sui rapporti bilaterali" se non ci saranno "passi di de-escalation da parte della Russia".

Palazzo di vetro Ma di spiragli d'intesa se ne vedono pochi: al Consiglio di sicurezza in serata è andato in scena un botta e risposta Russia-Usa degno quasi dei tempi della guerra fredda. L'ambasciatore russo, Vitaly Churkin, ha sparato a zero contro il nuovo 'governo rivoluzionario' di Kiev denunciando l'avvento di "estremisti" e "antisemiti" in Ucraina occidentale e difendendo come "legittimo" l'intervento russo sulla base di una richiesta d'aiuto di Viktor Ianukovich, che Mosca considera tuttora unico presidente legittimo del Paese. Mentre la collega americana Samantha Power ha replicato parlando di "atto di aggressione" russo che "deve finire"; un'invasione - l'ha spalleggiata subito il francese Gerard Araud - che nei modi e nelle giustificazione ricorderebbe addirittura quella sovietica della Cecoslovacchia del lontano 1968.










Share on Google Plus

Autore: Domenico Iodice

Giornalista

0 commenti:

Posta un commento