Decreto del Governo per la " Terra dei Fuochi ": d’ora in avanti, accendere un fuoco per bruciar stoppie o residui della potatura, diventerà un lavoro più complesso e pericoloso

di Domenico Iodice


E’ stato approvato in data 3 dicembre 2013 dal Consiglio dei Ministri – alla presenza del governatore della Campania Stefano Caldoro – il decreto del Governo per la Terra dei Fuochi, per porre rimedio, almeno in parte, allo strazio e all’allarme generatosi in questi ultimi mesi a causa delle recenti scoperte di nuovi suoli contaminati a cavallo delle provincie di Napoli e Caserta e complice un’informazione disinformata sui temi dell’agricoltura, capace solo di ampie e pericolose generalizzazioni. Ma ora toccherà agli agricoltori doversi difendere dal decreto, che contiene novità importanti anche e soprattutto per chi coltiva la terra. Ecco perché, d’ora in avanti, accendere un fuoco per bruciar stoppie o residui della potatura, diventerà un lavoro più complesso e pericoloso.
Il testo del decreto prevede di procedere ad una classificazione dei suoli coltivabili, per avere una mappatura delle aree interessate da fenomeni di inquinamento tali da rendere necessaria la limitazione della coltivazione Saranno create due liste: terreni utilizzabili per colture food e terreni utilizzabili solo per colture non destinate al consumo umano. E i possessori dei terreni dovranno consentire l’accesso per le indagini scientifiche, altrimenti verranno inseriti d’ufficio nella lista “ no food ”. Sulla materia ci si dovrà intendere: in provincia di Napoli e Caserta molti terreni sono condotti in affitto: su questo obbligo vanno pertanto individuati rapidamente i reali utilizzatori a titolo oneroso del terreno, ma anche quelli a titolo gratuito, perché il comodato d’uso, specie tra persone che hanno rapporti di parentela, è molto diffuso. Diversamente, l’azione della pubblica amministrazione rischia di rintracciare proprietari che poco o nulla sanno dell’uso che si fa del proprio terreno, generando confusione e perdite di tempo e magari sanzioni in capo a chi – pur conducendo il fondo – non è stato avvertito. Tra l’altro, una volta fatte le analisi dei terreni, le aree “ food ” e “ no food ” saranno individuate mediante decreti del Ministro per le politiche agricole, agroalimentari e forestali, atti amministravi che dovranno essere emanati con la massima cura: basta un solo errore sul numero di particella catastale per suscitare ricorsi al Tar a raffica.


Altra chicca 
 Il decreto prevede il carcere per chi appicca roghi a cumuli di rifiuti tossici abbandonati. Il testo introduce sanzioni penali ed il reato di combustione illecita di rifiuti con la reclusione da due a cinque anni. La pena aumenta di un terzo “ se i delitti sono commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa, o comunque di un’attività organizzata. La pena è aumentata se i fatti sono commessi in territori che, al momento della condotta e comunque nei cinque anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti ( è il caso della Campania ) ”. “ Se per la commissione dei delitti sono utilizzati mezzi di trasporto, si applica la confisca. Alla sentenza di condanna – si legge ancora nel DL – consegue la confisca dell’area sulla quale è commesso il reato, se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi ”.

Un macigno cade sulla testa degli agricoltori – Sarà anche un deterrente per gli inquinatori, ma questo passo del decreto è un vero macigno che cade sulla testa degli agricoltori che sono anche proprietari del fondo: dovranno per forza di cose sorvegliare con molta continuità i terreni in loro possesso. Soprattutto se accenderanno fuochi per la bruciatura delle stoppie o dei residui di potatura. Abbandonare fuochi del genere accesi, d’ora in avanti, può diventare facilmente l’esca per chi voglia bruciare anche altro, e che trovandosi in aperta campagna e lontano da occhi indiscreti, possa magari scaricare rifiuti sulle fiamme divampate per ben altro e lecito scopo. Con il rischio per il coltivatore di vedersi classificato il terreno come “ no food ” ( basta poco per elevare il tenore di diossine nella matrice terra ) e magari finire sotto inchiesta per il reato di combustione illecita di rifiuti, senza contare il rischio di beccare una condanna penale pesante e vedersi confiscare il terreno.

L'aspetto più importante – Recentemente la Regione Campania ha emanato nuove norme che disciplinano proprio i fuochi accesi dagli agricoltori per le opere di pulizia dei suoli. La disposizione prevede che i Comuni individuino, con specifiche ordinanze, le aree e gli orari in cui è consentita la combustione dei residui vegetali di origine agricola, avendo la facoltà di sospendere o differire o anche vietare tale bruciatura nei casi in cui possa comportare rischi per la salute umana e per la pubblica incolumità. Ma aver bruciato le stoppie o i cascami rispettando l’orario e il calendario del Comune, salverà l’agricoltore dalla possibilità di essere incriminato? Sembra di no, ma non solo: la norma regionale rende pubblici i giorni e gli orari nei quali i fuochi degli agricoltori potranno essere appiccati, agevolando di fatto la condotta criminosa di chi vorrebbe farne un uso diverso.

Tanti passaggi  – L’agricoltore che vorrà d’ora in avanti bruciare stoppie o cascami dovrà non solo rispettare le ordinanze comunali, ma avrà la convenienza a notificare ai Comuni che dalle ore tot del tale giorno si è effettivamente bruciato, in tale località una certa quantità di cascami nel terreno di proprietà di tizio, di cui alle particelle catastali sotto riportate. L’agricoltore, insomma, dovrà costituire prove che stava bruciando legalmente i suoi residui vegetali, potendo così esibire i documenti nel caso venisse indagato o incriminato. Insomma, bruciare stoppie e potature diventerà un lavoro più oneroso, forse sconveniente. 







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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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