Nobel per la Pace: in lista candidati anche Vladimir Putin e Papa Francesco

di Domenico Iodice

Dei 278 candidati, 47 sono organizzazioni


Certe notizie, sovente, sono alquanto ostiche da interpretare, anche per noi: tra i candidati per il Nobel per la Pace, quest'anno c'e' anche Vladimir Putin. Il presidente russo, coinvolto nella grave crisi ucraina, appare nella lunga lista di nomi, ben 278, annunciati dal responsabile dell'Istituto Nobel, Geir Lundestad. Oltre al rappresentante del Cremlino, in sequela ci sono pur Papa Francesco, la talpa dell'Nsagate, Edward Snowden, eMalala Yousafzai, la giovane pakistana rimasta vittima di un grave attentato dei talebani per il suo impegno a favore dell'istruzione femminile.
Dei 278 candidati, 47 sono organizzazioni. Nonostante la commissione si rifiuti di rivelare l'identita' dei nominati, gli sponsor possono decidere di rendere pubblici i nomi. E' il caso di Putin, promosso da esponenti russi per il suo ruolo nell'impedire di un'aggressione armata contro Damasco, spingendo per mettere l'arsenale chimico di Bashar al-Assad sotto controllo internazionale. Questo mesi fa. Oggi, invece, il presidente russo Vladimir Putin, in una lunga conferenza stampa tenuta poche ore fa nella sua dacia ha scandito e demarcato: “ In Ucraina è stato golpe ”. Ha poi chiarito che per adesso non è previsto l'uso della forza, ma non lo ha escluso se servirà per “ proteggere ” i cittadini russi. Proteggere i cittadini russi, ma da chi? Tutto questo forse è solo un pretesto dettato dalla smania di supremazia sugli altri, per evitare magari che “ qualcuno ” con il pretesto di difendere i diritti umani e con la scusante di chissà quale protocollo sia stato violato dalla Russia, si vorrebbe “ piazzare ” in Ucraina. Del resto non sarebbe la prima volta che tutto questo accadesse. Chissà, se questi Grandi uomini hanno carpito che questo è un “ gioco ” pericoloso, mortale.

E' la piccola-grande isola di Lampedusa, che in questi mesi passati ha vissuto l'ennesimo dramma dell'immigrazione, che merita il premio Nobel per la Pace. Ci sono almeno cinque buone ragioni:

    1. Lampedusa è oggi la più importante porta d'ingresso all'Europa. Dall'altra sponda del Mediterraneo – spinti dalla fame, dal dolore, dalle persecuzioni razziali tribali o religiose – partono centinaia di uomini donne e bambini che per tentare di conquistarsi il diritto a vivere mettono nel conto perfino la possibilità di morire. Lì, su quell'isola, si svolge ogni giorno una nobilissima battaglia in nome e per conto del mondo intero.

    2. A combatterla è una piccola comunità – 6300 abitanti – che mette da parte la sua vita privata e dimentica i suoi interessi legati a una stagione turistica che dura poche settimane all'anno, per impegnarsi in una straordinaria gara di solidarietà. Uomini donne e bambini che fermano lo scorrere della loro vita normale per aiutare e ospitare i sopravvissuti a drammatici viaggi della speranza. Un popolo che non ha mai smesso di essere umano.

    3. Premiare un'isola e i suoi abitanti con un riconoscimento internazionale altamente significativo servirebbe anche a svegliare l'Unione Europea dal suo torpore, da un silenzio talvolta fatto di egoismo e indifferenza, e spingerla a occuparsi del dramma di intere popolazioni di migranti che non può essere affidato alla generosità e all'altruismo di un solo paese o addirittura di un piccolo scoglio in mezzo al mare.

    4. Premiare Lampedusa sarebbe come gridare allo scandaloso traffico di carne umana sul quale lucrano all'origine mediatori, scafisti e perfino piccoli ras locali e che costituisce per molti governi del Mediterraneo il sistema più grave; semplice per fingere di risolvere, o almeno di allentare e rinviare nel tempo, drammatici problemi di fame e miseria.

    5. Premiare Lampedusa significherebbe infine offrire una piccola ma intensa luce di speranza a chi è costretto ad abbandonare la sua terra e a cercare a casa altrui ciò che non avrà mai a casa propria. Vorrebbe dire che qualcuno nel mondo sta pensando anche a loro, ai dannati della terra, ai morti del mare.







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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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