Potenza, Balvano: sono trascorsi settant'anni dalla triste tragedia ferroviaria del treno 8017

di Domenico Iodice

Son trascorsi ben settant'anni da quando (la notte fra il 2 e il 3 marzo dell'anno 1944) il treno 8017 si arrestò nella “ Galleria delle Armi ” nei pressi di Balvano, e il fumo tossico delle sue due locomotive uccise circa 600 persone. E' vergognoso, niente sulla tratta ferroviaria Battipaglia-Potenza-Taranto rammenta quel tragico accadimento, avvenuto in un'Italia divisa dalla Guerra (marzo 1944 fu un mese terribile, aperto con la morte di Teresa Gullace e chiuso con la carneficina nazista delle Fosse Ardeatine, 335 vittime ridotte in tali condizioni da non permettere il riconoscimento di 11 corpi), immersa in un enorme bagno di sangue: solo se si visita il cimitero di Balvano si scorgono le tracce della disgrazia, la più grave della storia italiana per quanto concerne i trasporti ferroviari, la più atipica in assoluto se si considera che il treno rimase sui binari, non deragliò, non urtò contro un altro convoglio, nessun corpo fu trovato straziato. “ L'incidente ferroviario “ di Balvano si può sintetizzare in un breve lasso di tempo, circa un'ora: è scesa la notte quando il lungo e pesante convoglio, composto da 47 carri merce e la ragguardevole massa di 520 tonnellate, lascia la stazione ferroviaria di Balvano e inizia la salita verso Potenza. Il carico di persone influiva notevolmente sul peso del treno, portandolo a superare le 600 tonnellate. È trainato dalle due locomotive a vapore FS 476.058 e 480.016 assegnate al deposito di Salerno, guidate da macchinisti esperti. Pochi chilometri dopo Balvano il treno entra nella “ Galleria delle Armi ”, che si estende per 1.968'26 metri con una pendenza media del 12,8% (0,73° di inclinazione) e punte del 13%.
Tutto avviene in minuscolo segmento temporale: il treno 8017 annaspa, si arresta a 800 metri dall'ingresso della galleria con i soli due ultimi vagoni fuori, i frenatori che erano in coda lo bloccano, è inchiodato sulla strada ferrata; oppur, per intenderci, il convoglio si arrestò per insufficienza di potenza di trazione, i macchinisti dettero vapore con la speranza di sprigionare una potenza inesistente, ma questo disgraziatamente non fece altro che empire l'angusta galleria di un fumo mortale composto da grandi quantità di monossido di carbonio e acido carbonico. Molto presto i membri del personale di macchina persero i sensi, dopo anche la maggioranza dei passeggeri, che in quel momento stavano in pieno sonno, venne asfissiata dai gas tossici che, in assenza di vento, potevano uscire dalla strettissima galleria solo tramite il piccolo condotto di aerazione. In ogni caso, secondo alcune voci del passato che aleggiano tutt'oggi insistenti e mai smentite, il carbone messo a disposizione, pare fosse di pessima qualità, non capace di liberare la potenza necessaria a far marciare un convoglio di quella entità: dalla vita alla morte in pochi istanti. Ma chi erano quei passeggeri che viaggiavano con la cattiva sorte addosso?
Una grande percentuale erano partiti dalla Campania per raggiungere la Basilicata o la Puglia portando denaro, oggetti o capi di abbigliamento per acquistare o, sovente, da barattare per ricevere come contropartita degli alimenti, perchè dalle nostre parti e altrove la miseria era tanta e regnava sovrana. Così per mesi, su treni presi d'assalto anche fuori dalle stazioni e dalle fermate previste in orario: vi fu chi avvertì del pericolo, ma alcuno intervenne. A notte profonda, il treno 8017 fu dato per disperso: non era giunto mai alla stazione successiva, a Bella. Le ricerche, da Balvano, si attivarono ai primi bagliori di luce dell'alba: pochissimi sopravvissuti517 morti secondo i dati ufficiali, ma forse oltre 600. La maggior parte (prima allineati sul marciapiedi della stazione di Balvano, divisi fra uomini e donne) furono sepolti in quattro fosse comuni, nel cimitero del minuscolo paesino: a quanto pare, 402, secondo un vecchio registro. Anni dopo, precisamente nell'anno 1972, Salvatore Avventurato, figlio e fratello di due vittime, fece edificare una cappella nel cimitero di Balvano, per ricordare le vittime della orribile tragedia. La disgrazia ferroviaria di Balvano, è simile a quella del transatlantico britannico Titanic, con una variante però: mentre le vittime del Titanic hanno ricevuto e ricevono le attenzioni dovute, i morti della triste vicenda ferroviaria di Balvano, sono dimenticati da tutti. Questo grazie anche alle istituzioni italiane, partendo dal capo dello Stato.








Share on Google Plus

Autore: Domenico Iodice

Giornalista

0 commenti:

Posta un commento