Riforma costituzionale del Senato: corri Matteo, Denis attende alla cassa con il conto già pronto

di Domenico Iodice

La partita decisiva si giocherà con la campagna referendaria che dovrà confermare la riforma costituzionale


La riforma costituzionale del Senato ha tagliato il suo terzo traguardo di tappa. Matteo Renzi è raggiante per il risultato. Il Premier ha parlato di una giornata “di cui si occuperà la storia”.
A ben vedere ha ragione lui: di ciò che è accaduto ne parlerà la storia, ma per motivi assai diversi da quelli che ha enfaticamente enunciato nell’aula parlamentare. La riforma che si sta approvando è pessima, purtuttavia passerà grazie al soccorso offerto alla traballante maggioranza dai troppi transfughi del centrodestra. Come si dice: i numeri sono testardi. E sono i numeri a smentire la tracotanza del presidente del Consiglio. I sì sono stati 180, i no 112 oltre a un astenuto. Per essere approvato il provvedimento avrebbe dovuto ricevere almeno 161 voti favorevoli. Ne ha avuti 19 più del previsto. Se non fosse stato per i 17 voti della nuova band formata da Denis Verdini & friends, ai quali si sono aggiunti i tre fedelissimi del sindaco di Verona Flavio Tosi, già trombato dalla Lega Nord e due convertiti dell’ultim’ora, i senatori di Forza Italia Riccardo Villari e Bernabò Bocca, che in totale fanno 22, i voti favorevoli si sarebbero fermati a 158, tre in meno rispetto al quorum richiesto. E questo per Renzi sarebbe un trionfo? Si vede che il ragazzo si accontenta di poco. La verità è che uno schifo di riforma sta continuando il suo percorso grazie al tradimento di un gruppo di scriteriati i quali hanno fatto strame del mandato ricevuto dagli elettori. Erano stati votati nel 2013 per rappresentare e realizzare il programma della destra italiana, invece per interessi di bottega hanno abusato del diritto che una Carta Costituzionale inadeguata ai tempi concede loro di agire senza vincolo di mandato.
Il sì dato oggi a Matteo Renzi è un propellente formidabile per la spinta populista ai partiti antisistema i quali hanno gioco facile nel denunciare la deriva antidemocratica di una politica totalmente scollata da quella società civile che dovrebbe rappresentare. Invece, oggi, a distanza di venti anni dal suo inizio, ci ritroviamo a fare i conti con un mondo, il centrodestra, malato di corruzione. Già! Perché corruzione non si ha, come recita il codice penale, soltanto quando “Il pubblico ufficiale… per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa…”. Esiste una forma più subdola di corruzione che attiene alla violazione, a meri fini di potere personale, del patto stipulato con i cittadini al momento del voto. È semplicemente immorale aver mentito agli elettori sulle proprie reali intenzioni. Con ciò non vogliamo dire che non si abbia il diritto di cambiare idea in corso d’opera: ci mancherebbe! Ma un minimo di decenza dovrebbe consigliare ai rappresentati del popolo, aggrediti da sussulti di coscienza, di rimettere il mandato ricevuto prima di cambiare bandiera. Invece, questi galantuomini, restano al loro posto tenendosi ben stretto lo strapuntino sul quale sono appollaiati.
Poiché non siamo abituati a tacere davanti a tanta vergognosa condotta, il nostro sincero augurio è che quel voto venduto, solo qualche giorno addietro, gli vada di traverso.

Come cambia il Parlamento – Insomma, con la riforma del Senato, cosa cambia? Si stabilisce la fine del bicameralismo perfetto sancito dalla costituzione, trasformando il senato in un’aula prettamente regionale. Il numero dei parlamentari è sostanzialmente ridotto, inoltre si prevede  la soppressione dell’anacronistico Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) e si completa la revisione del Titolo V con il ritorno alla competenza esclusiva dello stato di alcune materie come l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni.

Cosa significa bicameralismo imperfetto? – L’assetto istituzionale italiano attuale prevede che tutte le leggi, sia ordinarie sia costituzionali, debbano essere approvate da entrambe le camere, inoltre il Governo deve ottenere la fiducia  sia dai deputati che dai senatori. Con il bicameralismo imperfetto, invece, i cittadini si troveranno a eleggere soltanto i membri della Camera dei deputati, che diventa l’unica assemblea in grado di approvare le leggi ordinarie e di bilancio e ad accordare la fiducia o sfiducia al governo.

Senato regionale – La riforma trasforma il Senato in un organo rappresentativo delle autonomie regionali (prenderà il nome di Senato delle regioni) e sarà composto da 100 senatori non eletti direttamente dai cittadini, ma scelti dai consigli regionali. La nomina dei senatori avverrà con metodo proporzionale per i 21 sindaci (uno per regione, escluso il Trentino Alto Adige che ne nominerà due) e i 74 consiglieri regionali (minimo due per regione in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti) e resteranno in carica per la durata del loro mandato di amministratori locali. A questi si aggiungono i cinque senatori nominati dal presidente della Repubblica che rimarranno in carica sette anni. I senatori percepiranno solo lo stipendio da amministratori locali.

Riflettete attentamente gente: del “Popolo Sovrano” rimane solo un vago ricordo.











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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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