Unioni Civili: dignità, diritti, famiglia?

di Domenico Iodice

Il disegno di legge Cirinnà è una proposta che per la prima volta in Italia riconosce diritti e doveri delle coppie omosessuali che vogliono unirsi civilmente e delle coppie eterosessuali e omosessuali che non vogliono sposarsi, ma solo registrare la loro convivenza


Il voto sulle pregiudiziali e sulle sospensive presentate dalle opposizioni al ddl Cirinnà sulle Unioni Civili slitta a martedì prossimo, 2 febbraio. Domani ci sarà solo l'incardinamento del testo e la discussione su sospensive e pregiudiziali. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.
Se Laura Boldrini può esprimere il proprio parere sulle unioni civili non si vede perché non possa fare altrettanto il Cardinale Angelo Bagnasco. Il ruolo istituzionale non può impedire alla presidente della Camera dei deputati di usufruire del diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione ed il ruolo di Padre della Chiesa non può cancellare il diritto del cittadino italiano Bagnasco di manifestare liberamente la propria opinione su una questione che, a quanto pare, sembra dividere profondamente il nostro Paese.
Ma la divisione è reale o fittizia e strumentale? Il milione di cittadini scesi in piazza per difendere le unioni tra omosessuali ed i diritti conseguenti ed il prevedibile milione di persone che sfilerà a Roma per sostenere le ragioni della preminenza della famiglia tradizionale sembrano dimostrare la natura reale e profonda della divisione in atto. Qualcuno ha parlato di spaccatura simile a quelle sul divorzio e sull’aborto. Qualche altro ha preso a pretesto la discussione per rilevare come la società italiana sia sempre divisa a metà tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti, tra Don Camillo e Peppone.
Ma la verità è che il tema in discussione, pur apparendo come una grande questione nazionale, riguarda direttamente solo una parte estremamente ridotta della popolazione italiana. Il problema è generale in quanto di principio ma si tratta di un principio il cui riconoscimento potrà avere effetti su poche centinaia o, addirittura, migliaia di italiani.
La questione, allora, è gonfiata a dismisura. Dalle lobby contrapposte, dalle minoranze radicali dei due fronti contrapposti ed anche da quelle forze politiche che cercano di cavalcare le forzature ed il gonfiore per guadagnare qualche granello di consenso e qualche manciata di visibilità. Rilevare il carattere in gran parte virtuale del problema significa non riconoscerlo? Nient’affatto. Significa solo riportarlo alle sue giuste e ridotte dimensioni. Che potrebbero essere risolte senza battaglie epocali tra culture e ideologie contrapposte, ma con un minimo di buon senso ispirato ai valori liberali.








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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

1 commenti:

  1. Salve Direttore. La sua domanda doveva essere questa: “DIRITTO DI UN FIGLIO O DIRITTO AD UN FIGLIO?”
    Alla fine la “guerra santa” sulle Unioni civili ha rivelato quello che davvero è ritenuto importante e su cui deve determinarsi la coscienza del legislatore. Per definire i diritti delle Unioni civili non serve, secondo me, segnalare le distorsioni dell’uno o dell’altro modello, non serve evidenziare gli estremismi fra gli omosessuali o gli eterosessuali.
    Serve cogliere l’essenza di una realtà culturale che sta crescendo anche al di là dei fatti naturali, grazie alle deficienze ed inefficienze del modello culturale familistico.
    La famiglia al tempo di oggi è “liquida” come tutti i modelli della società moderna. Si crea e si scioglie con estrema facilità e spesso i figli sono il frutto e l’evidenza delle fatiche familiari.
    Vedo ogni giorno le fatiche delle famiglie e soprattutto le fatiche dei bambini, dilaniati dalle scelte degli adulti.
    Sono convinta che modelli di unione diverse dalla famiglia, fra persone dello stesso sesso o anche di sessi diversi, sono cresciute e crescono perché mancano nelle famiglie tradizionali modelli paterni e materni chiari ed autorevoli.
    Tuttavia, nutro rispetto per coloro che scelgono modelli di unione diversi dalla famiglia tradizionale, unioni civili che hanno dignità e diritti ma non sono Famiglia.
    L’art. 29 della Costituzione definisce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» e afferma l’obbligo della Repubblica di riconoscere alla famiglia così intesa i diritti che le competono; stabilisce che il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti previsti dalla legge a garanzia dell’unità familiare
    Su questo principio, sancito dal diritto naturale e confermato dalla Costituzione italiana, non si possono nutrire dubbi e su questo principio si fonda anche il diritto dei figli all’interno della famiglia.
    Appunto, il diritto dei figli, che spesso viene offuscato dalla visione autocentrata degli adulti che ad ogni costo vogliono un diritto ad avere figli, con ogni mezzo e ad ogni costo.
    In questa disputa fra grandi che non hanno la “grandezza” per sovvertire le regole della vita, come donna, moglie e mamma, spero che si mettano al centro il diritto dei figli e regolare le nuove unioni civili per garantire diritti civili degli adulti e non per regolare la vita dei bambini.
    DIGNITA' E DIRITTI SI, FAMIGLIA NO.

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