Acqua, tuteliamo i consumatori e allontaniamo gli avvoltoi dalla preda

di Domenico Iodice

Con i voti del centrosinistra fu approvata in Consiglio regionale della Campania la contestatissima legge sulla gestione del servizio idrico, sull’Ato unico e la messa a gara delle concessioni per le acque termali e minerali


Chiare, fresche e dolci acque. Francesco Petrarca sicuramente non è nato in Campania, dove da troppo tempo le acque a quanto pare si sono intorbidite. E c’è un preciso disegno, quello di accaparrarsi l’affare milionario della gestione del servizio idrico nel centro-sud Italia, con la complicità silente delle istituzioni, Regione e molti Sindaci in primis, che invece dovrebbero rispettare la volontà popolare che ha detto chiaramente no alla gestione privata dell’acqua, tradendo lo spirito referendario, quello che nell'anno 2011 milioni di italiani hanno espressamente chiesto che restasse pubblica. Chiaro chi sono gli ideatori di questo intorpidimento delle acque. Tutti coloro che vogliono usare una delle ricchezze più rilevanti della Campania ai privati.
Tutto congiura contro. Bisogna saperlo, per cercare di ostacolare il processo che vede l’acqua, come tutte le risorse naturali più importanti, affidate nelle chiacchiere al pubblico, nei fatti ai privati. E con altrettanta chiarezza è necessario riconoscere che tra i soggetti del pubblico e quelli del privato, la parte più in crisi è “il Pubblico”, che soccombe perché non è in grado di andare oltre le parole, non ha più né la cultura, né le conoscenze tecniche né l’autorevolezza per imporre regole, per costruire sistemi, per chiedere al privato di essere all’altezza della sfida delle responsabilità etiche, che valgono per il mercato ma anche e soprattutto per lo Stato, intendendo con questa parola l’area delle responsabilità politico-istituzionali.
Per chiarire ulteriormente: i privati hanno scaricato e scaricano ancora rifiuti nelle profondità della terra, nei boschi, nei fiumi. Nessun pubblico ha visto, vede, ostacola, solo le forze dell’ordine parlano nei verbali. Il privato abbatte i costi e realizza profitti, mentre i costi di risanamento, di cura, sono inventariati nei conti del bilancio dello Stato, che peraltro deve stare in pareggio.
E tutti paghiamo i costi di una natura primaria più degradata.
L’acqua deve rimanere una risorsa pubblica, tutelata e gestita dal pubblico. Bene.
Ma chi dice che l’acqua deve rimanere una risorsa di proprietà pubblica, accettando la fusione dei gestori pubblici e privati, e afferma contestualmente che la gestione deve essere di tipo “industriale”, non solo gioca con le parole, ma nella sostanza parla dell’avvio di un latente processo di privatizzazione.
Quale pubblico, infatti, è, per autorevolezza e competenza, nelle condizioni di frenare l’istinto al profitto del privato e lo rende compatibile con le finalità pubbliche del bene?

Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: «Impugneremo la legge “Salva-Gori”»
E l’acqua ora spacca anche l’intesa Comune-Regione. «Sicuramente impugneremo la legge, il rapporto tra Comune e Regione è determinato dai fatti». Così il sindaco de Magistris commenta a caldo: «La legge regionale sul riordino del servizio idrico è molto grave dal punto di vista politico e giuridico. Capisco che il referendum votato da 27 milioni di italiani non piaccia agli affaristi, alle lobby e al sistema, e che quello che ha fatto Napoli, attuando il referendum attraverso Abc, non piaccia. Ma con queste leggi, che sono obbrobri giuridici, si sta sovvertendo la volontà popolare». E poi: «I tavoli con la Giunta Caldoro e quella De Luca erano stati diversi: con quest'ultima avevamo cominciato a lavorare bene, ma poi si attendono i fatti. E quello di oggi è un fatto negativo che non rimarrà privo di conseguenze, metteremo in campo tutte le azioni politico-istituzionali e giuridiche contro una delle prime leggi della Giunta regionale, non poteva che esordire nel peggior modo possibile. Non consentiremo a nessuno, che si chiami Caldoro o De Luca, di mortificare un'esperienza che ci viene invidiata in tutta Italia». De Magistris già in mattinata era intervenuto a distanza sull’acqua con una nota stampa: «Esprimo forte preoccupazione per la proposta della giunta regionale sulla gestione dell’acqua che esautora oltre 500 Comuni, la Città Metropolitana (già Provincia, ndr) e le comunità territoriali riconducendo tutto nelle mani di un direttore centrale nominato dalla Giunta per gestire l’Ato unico. Si apre la strada a una miriade di confusi e inutili organi consultivi con costi imprevedibili a carico della collettività. E quel che è più grave viene così varata una norma “salva Gori” per vanificare la sentenza del Tar emessa in favore dei cittadini sui 122 milioni di euro delle partite pregresse». Le cosiddette “bollette pazze”.

E come si fa ad essere rassicurati dalle passate gestioni pubbliche, se sappiamo tutti che larga parte dei crediti sono insolvibili perché i Comuni non ce la fanno più, che larga parte dei costi del conto economico sono costi fissi determinati dalle politiche clientelari che si sono susseguite? Questo vale per la gestione dell'acqua ma vale per tute le aziende pubbliche, con rare eccezioni.
Innumerevoli altri episodi dicono, quindi, che la convivenza del pubblico e del privato negli enti di servizio, nel medio e lungo periodo, consegna al privato la gestione. Questo accade perché il pubblico si è reso debole, innanzitutto perché la parte politica è spesso tanto invasiva quanto incompetente, che in genere finisce per chiedere al privato di pagare in termini di clientele e mazzette il lasciapassare sugli affari.
L’alternativa sarebbe, ancor più in questa passaggio storico, avere un pubblico, Istituzioni e management, affidabile, serio, rigoroso, competente, trasparente tanto da imporre ai privati un analogo senso di responsabilità proprio sui beni pubblici. La classe dirigente capace ed utile alle politiche pubbliche c’è, ovviamente, ma chi le sceglie? Chi guida i Sindaci nelle scelte sui beni comuni, sull’acqua, sulla scuola, sul resto?
Sull’acqua la verità è questa: il Presidente della Regione Campania, la Presidente del Consiglio Regionale, una parte consistente dei Consiglieri regionali, molti Sindaci, vari Presidenti dei Consorzi, sono tutti poteri indiscutibilmente attribuibili al Partito Democratico, come il capo del Governo nazionale, il sottosegretario alle infrastrutture e gli altri due recentemente nominati.
Quasi tutti parlano di acqua pubblica, ma gli atti posti in essere contraddicono questa scelta.
I Sindaci campani non possono fidarsi e dovrebbero occupare la sala del Consiglio Regionale per chiedere non solo di cambiare la legge ma di decidere un modello gestionale pubblico valido per tutta la Campania.
L'acqua deve restare un bene pubblico ineludibile e nel contempo il servizio deve essere reso in misura efficiente, efficace ed economico nell'esclusivo interesse delle popolazioni.










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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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