Agricoltura, alta Terra di Lavoro: l'inverno non arriva

di Domenico Iodice

Gli agricoltori lanciano l’allarme: “Il rischio è alto; forte minaccia del proliferare di muffe, batteri e fitofagi che possono abbattere interi raccolti, gelate tardive possono bruciale lo sviluppo vegetativo ormai in atto”


È febbraio, ma sembra primavera: dopo il mese di dicembre con il 91% di precipitazioni in meno rispetto alla media, nel primo mese del 2016 in Italia sono caduti praticamente gli stessi millimetri di pioggia di agosto con pesanti effetti per lo smog in città e una storica siccità nelle campagne dove la natura è sconvolta da un inverno che non arriva.
La punta dell'iceberg di un inverno del tutto anomalo iniziato con il dicembre meno piovoso e più “rovente” da ben 215 anni, è il caldo record dei giorni della merla che chiudono il mese di gennaio e secondo tradizione sono i più freddi dell'anno.
Gennaio si è chiuso con temperature record, ben al di sopra delle medie stagionali, e Coldiretti, trovando eco nelle pagine dei quotidiani e dei TG, ha lanciato l’allarme:
"Il risultato si fa sentire sull’ambiente con l’insolito panorama delle montagne prive di neve mentre i grandi laghi sono praticamente svuotati, i fiumi si sono abbassati su livelli estivi, sui prati ci sono primule e viole e nelle campagne peschi, susini e mandorli sono già fioriti. Particolarmente grave è la mancanza di neve, che rappresenta una scorta importante per garantire gli afflussi idrici determinanti per i raccolti agricoli nei prossimi mesi. Bisogna intervenire subito, portando acqua ai laghi e alzando il deflusso minimo vitale per evitare rischi di desertificazione del territorio con gravi ricadute sull’economia agricola e sull’equilibrio ambientale".

Venendo all'alta Terra di Lavoro, il 2015 si è concluso con due mesi, novembre e dicembre, caldissimi. La temperatura media mensile registrata, dall'anno 1984 a oggi, è stata la più alta di sempre.
Durante l'anno 2015 ha piovuto 1/3 o addirittura 1/4 rispetto a quanto accaduto nell’anno precedente.

Le piante da frutta hanno bisogno del freddo e dei normali cicli delle temperature: in questo momento è come se le piante fossero state svegliate dal letargo in cui riposavano per uno sviluppo vegetativo precoce che comporta alcune conseguenze. La prima è che se le piante cominciano a germogliare adesso, e poi d’improvviso dovesse arrivare una gelata a distanza di alcune settimane, tutti i frutti andrebbero persi e non ci sarebbe alcun raccolto; la seconda è che questo caldo umido favorisce la formazione di muffe e insetti dannosi (afidi) che diventano ancora più resistenti e difficili da combattere per la pianta; la neve e il gelo normalmente farebbero morire le larve e non ci sarebbe questo pericolo. Si auspica una primavera piovosa che idrati il suolo e dia un minimo di respiro. Queste alterazioni climatiche spaventano molto gli agricoltori.

Il vero inverno sull'alta Terra di Lavoro non ha fatto ancora capolino e resta, dunque, il grande atteso dai produttori agricoli. Il rischio è quello che si palesi con eccessivo ritardo, la qual cosa potrebbe mettere in ginocchio l’intera economia del territorio: dal vino alle produzioni di grano e cereali, fino alle coltivazioni di frutta, come i meleti, la fase in cui ci troviamo è molto delicata e le prossime settimane saranno decisive.
Urgono interventi mirati subito, per evitare gravi ripercussioni economiche sull'agricoltura.








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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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