Campania, Strade del Vino: dal confronto con l'Umbria un valido esempio per capire come sfruttare al meglio i fondi del PSR

di Domenico Iodice

Solo attraverso le prime, banali, azioni sulla mobilità e sulle vie di comunicazione si può cominciare a strutturare un discorso serio di crescita. Su questo, e non su altro, misureremo l’operato di Vincenzo De Luca sul terreno dello sviluppo di un nuovo modello economico per i nostri territori


A breve, ovvero fra quattro mesi, si chiuderà il primo anno di governo De Luca alla Regione: il governo di chi ha dichiarato, fin da subito, di basare le scelte politiche su un preciso slogan, “mai più ultimi”, ricomprendendo già nel programma elettorale temi ben definiti quali il lavoro, i servizi locali, il turismo, l’ambiente e la valorizzazione delle aree interne. E per raggiungere i risultati prefissati, specie in materia di sviluppo territoriale, il Governatore De Luca aveva fin da subito chiarito la nuova linea strategica: fine dell’epoca dei finanziamenti a pioggia per progetti di poco valore, per piccoli eventi sparpagliati sul territorio. Inquadrare pochi grandi progetti per ogni area e su quelli veicolare fondi e risorse.
Terra di Lavoro in questo contesto appare ancora in cerca di se stessa: potremmo definirla un “personaggio in cerca d’autore”, una magnifica opera alla ricerca della propria identità, consapevole delle proprie potenzialità ma ancora incapace di compiere il salto di qualità.
Occorrerebbe certamente un “Progetto Pilota Terra di Lavoro”: la costituzione di un Parco Intercomunale rurale, e se possibile, la Provincia dovrebbe finanziare un polo enologico di alta formazione nella città di Caserta. Questi potrebbero essere i primi vagiti di una nuova visione strategica funzionale a condurre il nostro territorio verso uno sviluppo concreto. Ma non basta. Ovviamente, la connotazione di questi progetti è la sperimentazione e i risultati di tali operazioni saranno visibili solo sul lungo periodo.
L’imperativo per Terra di Lavoro dovrebbe puntare a porre le basi per costruire un’economia solida legata alle nostre eccellenze che sia il frutto di decisioni condivise e partecipate dalle istituzioni e dalle comunità: solo le formule associative possono garantirci un posto d’interesse nel panorama regionale e nazionale ed è per questo che una vera riflessione va fatta da parte di tutti gli stakeholder del territorio – pubblici e privati – sul modello di crescita sul quale vogliamo realmente puntare. Ed ora è il momento per tutti di prendere delle decisioni che avranno il loro sviluppo nei prossimi anni di governo.
E’ per questo motivo che se il governo De Luca vuole restare fedele alle priorità individuate e alle modalità attraverso le quali raggiungere tali obiettivi, non può non intravedere nell’enogastronomia, in quella che definiamo l’economia delle eccellenze, il grande progetto concreto per il rilancio della Regione Campania con riscontri verificabili nel breve periodo.
Ed è imprescindibile partire dall’“industria del vino” – intesa come sistema complesso e articolato che dovrebbe connettere le cantine, gli operatori, la ricettività, la ristorazione, l’artigianato, le altre produzioni alimentari e le istituzioni del territorio – manca proprio quel filo rosso che dovrebbe unire tutti i soggetti interessati e conferitori di valore: le Strade del Vino.
In Italia e nelle Regioni nelle quali il vino rappresenta una delle prime fonti di reddito per aziende e operatori, sono degli enti con funzioni e strutture organizzative ormai ben definite. In Campania furono istituite tramite regolamento regionale già intorno ai primi anni del 2000: furono creati e riconosciuti, anche per la provincia di Caserta, i primi percorsi tra le principali aree a vocazione vitivinicola con l’installazione di cartellonistica e materiale informativo.
Purtroppo siamo tutti a conoscenza del fatto che questi percorsi oggi non funzionano: probabilmente ciò che è venuto meno è stato un vero supporto delle istituzioni e la ferma convinzione da parte dei vari soggetti coinvolti di puntare su questo tipo di attività per lanciare lo sviluppo del territorio.
Alcune Regioni hanno operato con maggiore lungimiranza e non hanno perso tempo nel recepire la Legge Quadro n. 185 del 9 agosto 1999 che disciplina le "Strade del Vino" ed hanno così diramato le relative leggi regionali.
Un esempio valido può essere considerato quello dell’Umbria che con l’Associazione Regionale Strade del Vino oggi offre dei percorsi integrati di conoscenza del territorio e promozione di tutte le imprese coinvolte.
"La nostra Associazione – proferisce la Direttrice Natascia Tiberi – è nata nel 2002 per volontà della Regione che, attraverso la legge regionale, ha dato gli strumenti per la creazione di questo organo a compartecipazione pubblica e privata che oggi raccoglie 160 associati tra cantine, ristoratori, albergatori, agenzie di viaggi, operatori promozionali, strutture ecologiche, insieme alla Camera di Commercio di Perugia e la Provincia. La legge regionale ha permesso di definire le norme per lo statuto e per l’individuazione delle strade, per la fruibilità delle stesse, per la definizione delle delimitazioni territoriali, per la costituzione del logo e dello slogan. In tutto sono serviti due anni che hanno permesso la suddivisione delle aree per DOC e DOCG: i finanziamenti sono stati al 50% regionali ed al 50% derivanti dalle quote associative dei privati. Ci si è invece avvantaggiati dei fondi comunitari del PSR per quanto concerne gli altri tipi di interventi, ossia la promozione: il totale degli interventi è stato coperto dai fondi europei che sono stati utilizzati per la partecipazione a fiere, per i workshop, per il miglioramento dei siti, per la creazione di App, per l’ufficio stampa e il materiale promozionale".

Nel tempo le Strade del Vino dell’Umbria hanno incrementato la loro offerta grazie alle partnership con dei Tour Operator creando dei pacchetti turistici ad hoc, oggi visibili anche sul sito dell’Associazione.
Un sistema che funziona, dunque, e che oggi andrebbe completamente ripensato per Terra di Lavoro, una delle poche aree a non avere ancora dei distretti del vino ben identificati e promossi.
Eppure – come molti viticoltori confermano poi – quello che maggiormente manca è la fruibilità del territorio, fruibilità che in Umbria come in altri sistemi territoriali è da decenni un dato di fatto. Parliamo di illuminazione, di mobilità, di segnaletica: parliamo ancora delle basi che occorrono tanto agli imprenditori quanto ai visitatori per godere appieno del sistema Terra di Lavoro sia da un punto di vista commerciale, sia da un punto di vista turistico.
Esistono, secondo una nostra profonda ricerca effettuata sulla Rete in questi giorni addietro, per fare un banale esempio, delle misure ricomprese nel Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 che ben si potrebbero adattare a queste esigenze, qualora si riuscissero a riunire le volontà di più soggetti operanti sul territorio: la misura 7.5 del PSR è rivolta al “Sostegno a investimenti di fruizione pubblica in infrastrutture ricreative, informazioni turistiche e infrastrutture turistiche su piccola scala” ed individua come soggetti beneficiari gli Enti pubblici (Comuni, Comune in qualità di soggetto capofila dell’Ambito Territoriale, consorzi di bonifica, Enti Parco, Soggetti gestori delle reti Natura 2000) con una copertura completa delle spese.
Per questo tipo di fondi – lo si evince immediatamente dal testo – vengono premiate le formule associative. In questo caso i Comuni partecipanti potrebbero lavorare a dei micro interventi per migliorare quel sistema di strade interpoderali che oggi costituiscono gran parte delle connessioni tra le più importanti aree a vocazione vitivinicola in Terra di Lavoro: come è Pontelatone... 
Le ipotesi sono davvero infinite e andrebbero a coinvolgere e valorizzare anche il grande patrimonio culturale e paesaggistico di cui i nostri borghi sono ricchissimi.
Solo attraverso le prime, banali, azioni sulla mobilità e sulle vie di comunicazione si può cominciare a strutturare un discorso serio di crescita. Su questo, e non su altro, misureremo l’operato di questo Governo regionale sul terreno dello sviluppo di una nuovo modello economico per questi territori.










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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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