I nostri luoghi, tradizioni: quella della pigna pasquale è immortale

di Domenico Iodice

Ci affanneremo per essere migliori, per emanciparci da noi stessi e per dimostrare quel qualcosa in più, quel valore e quel talento che spesso qui non riusciamo a far vincere. Ma saremo sempre come le pietanze che amiamo tanto: ricche, forti, abbondanti, rustiche e prepotenti ma semplici e buone; buone come poche


La regina è sicuramente lei: la pigna pasquale, trionfo soprattutto delle nostre massaie, povera e ricca allo stesso tempo.
La tavola delle feste pasquali dei nostri luoghi, per meglio capirci, è più che generosa, è senza fronzoli: non ricerca la perfezione, accetta le convivenze tra stoviglie diverse, ama la creatività e, soprattutto, punta alla sostanza. La tavola delle feste dei nostri luoghi è la rappresentazione di un modo di fare, di agire e di pensare, al quale non si rinuncia perché connaturato in noi.
Una piccola quanto profonda verità che emerge quando strabuzziamo gli occhi dinanzi alla pigna pasquale che troneggia sulla tavola imbandita per il pranzo, insieme alle altre prelibatezze pronte per essere ingurgitate. In quell’istante appare nitido quanto quella piccola magia, fatta di tanta semplicità e schiettezza, sia la nostra croce e la nostra delizia: viaggeremo e saremo ovunque, e ovunque ci porteremo questo modo di vivere e di stare al mondo. Saremo così sempre: un po’ buffi e un po’ “paesanotti”, un po’ sempliciotti e pure un po’ provincialotti.
Forse non diventeremo mai la borghesia da vernissage, nemmeno quando abiteremo nei grattacieli della “city” londinese, o di “bosco verticale” a Milano. Forse non saremo mai eleganti e riservati, silenziosi ed educati, e continueremo a mangiare il panino con i sottaceti e la salsiccia con l’olio che gocciola ovunque e continueremo ad arrossire quando i nostri stereotipi da “terroni” saranno oggetto di conversazione alle cene di lavoro o all’inaugurazione di una mostra.
Proveremo a dissimulare, tradendo il nostro accento e tradendo noi stessi. Proveremo a fingere un profilo più alto e una passione per il cibo macrobiotico, per la cucina sperimentale, per i piatti da “assaggini”, ma a lato del nostro occhio scenderà sempre una lacrima: la lasagna della mamma nel freezer continuerà a restare il nostro unico pensiero.
Ci affanneremo per essere migliori, per emanciparci da noi stessi e per dimostrare quel qualcosa in più, quel valore e quel talento che spesso qui non riusciamo a far vincere.
Ma saremo sempre come la pizza piena che amiamo tanto: ricca, forte, abbondante, un po’ dolce e un po’ salata, rustica e prepotente ma semplice e buona; buona come poche.
All’ombra della Torre Eiffeil o del Taj Mahal ci sentiremo invincibili, lontani e superiori ma continueremo ad essere noi, campani senza peli sulla lingua e con il biglietto pronto per far ritorno alle nostre montagne, alle nostre tavole, ai nostri valori.










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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

1 commenti:

  1. Direttore pubblichi l'elenco degli scrutatori per il referendum come ha fatto l'altra volta

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