Il nobile barbiere e i parlamentari parassiti

di Domenico Iodice

Il nostro è un Paese strozzato dai parassiti della politica


Un giorno un fioraio va da un barbiere per un taglio di capelli. Dopo il taglio, chiede il conto, e il barbiere risponde: “Non posso accettare soldi da voi, sto facendo il servizio gratuito per la comunità di questa settimana”. Il fiorista è molto contento, saluta calorosamente e lascia il negozio. La mattina dopo, quando il barbiere va ad aprire il suo negozio, trova un cartello con sopra “grazie” e una dozzina di rose davanti alla saracinesca. Più tardi, un vigilante passa dal barbiere, anche lui per un taglio di capelli, e quando cerca di pagare il conto, il barbiere di nuovo risponde: “Non posso accettare soldi da voi, sto facendo il servizio per la mia comunità di questa settimana”. Il vigilante, felice, lascia il negozio. La mattina dopo, il barbiere trova davanti al negozio un foglio di carta con scritto “grazie” e una dozzina di ciambelle calde che lo aspettano alla porta. Poi, un membro del Parlamento, venuto per un taglio di capelli, quando va per pagare il conto, il barbiere di nuovo gli risponde: “Non posso accettare soldi da voi. Sto facendo il servizio alla comunità di questa settimana”. Il membro del Parlamento, felicissimo di questa notizia, lascia il negozio. La mattina dopo, quando il barbiere va ad aprire, trova davanti al negozio una dozzina di altri parlamentari in fila, in attesa di un taglio di capelli gratuito.
E questo, cari nostri lettori, illustra la differenza fondamentale tra i cittadini di questo Stato e i politici che lo gestiscono. 








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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

9 commenti:

  1. La sporcizia politica in poche parole.

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  2. Signor Iodice quando si e' candidato non scrive piu' del comune di Pontelatone ma dei barbieri e dei fiori? E' diventato un politicante pure lei?

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  3. DOMANDA: DOVE SI E'CANDIDATO IL BUON MIMMO? AL COMUNE?
    RISPOSTA: NO, NO, SI E' CANDIDATO ALL'ELEZIONE CONDOMINIO DI CASA SUA.
    DOMANDA: ED E' STATO ELETTO?
    RISPOSTA: NO, NON SI E' VOTATO NEMMENO LUI (FORSE HA SBAGLIATO)!!!!!

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  4. Se si candida voto volentieri Domenico; è una persona onesta e non ha interessi personali da difendere.

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  5. anche io lo voterei.....

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  6. 1° PARTE

    Ho letto i commenti sprezzanti nei confronti di Domenico, questo mi ha sollecitato ad una riflessione.
    Durante il mio mandato elettorale mi sono reso conto di quanto sia importante la partecipazione dei cittadini e la loro scelta attraverso il voto.
    No, non ho scoperto l’acqua calda: ho avuto modo di riflettere su questo in modo più approfondito avendo vissuto in prima persona gli effetti del consenso dei cittadini ed averli visti anche sui miei colleghi.
    Spesso si va a votare pensando di voler dare forza alla propria “squadra politica” come se si trattasse di una squadra di calcio. Il sentimento che viene sollecitato dai politici del paese è spesso quello di far sostenere la persona cara, il parente, l’amico, o il politico che si è dimostrato vicino facendoti qualche favore, per vincere la competizione elettorale buttando la’ qualche idea fantasiosa e del tutto utopica per il paese.
    Mi si deve spiegare perché la consanguineità diventa un criterio di scelta per la rappresentanza politica e amministrativa: essere un “parente” ti fa diventare in automatico un politico migliore?
    Perché ci sentiamo “obbligati” a dare il voto ad un parente?
    Cosa lo rende più capace di usare gli strumenti politici amministrativi rispetto ad un altro?
    Forse che il fatto di averlo a disposizione, a portata di mano ci fa sentire più protetti?
    O il voto diventa un “obbligo morale familiare” e quindi espropriato della sua importante funzione sociale?
    Cosa cerchiamo nel politico che ci governa: una certa “vicinanza” per poter facilmente risolvere i nostri piccoli/grandi problemi personali, oppure la capacità di equilibrio, la competenza di saper governare situazioni complesse, difficili continuando a valorizzare l’apporto dei cittadini che lo hanno sostenuto?
    Certamente il peso della responsabilità nelle elezioni è tutto in mano all’elettore che con la sua matita può fare e disfare il futuro del proprio paese; poi però, questa responsabilità passa nelle mani di coloro ai quali abbiamo dato il POTERE di fare ciò che hanno dichiarato in campagna elettorale.
    Al termine di un’esperienza amministrativa la responsabilità ritorna nelle mani dei cittadini, degli elettori che a questo punto dovrebbero usare il criterio del MERITO: i politici che ho votato meritano ancora di avere la mia fiducia?
    Hanno usato bene il potere che io gli ho dato per governare bene questo paese? Questo, secondo me, dovrebbe essere il criterio che guida i cittadini nella scelta di chi dovrà gestire i problemi e le risorse del proprio territorio.
    Il nostro voto è soggetto a diverse spinte.
    Uno è il sentimento della fidelizzazione o del restare fedeli, molto simile al sentimento che ci lega ad una squadra di calcio.
    Mi chiedo spesso ma è questo il criterio che ci deve guidare alla scelta di chi deve gestire non solo me, ma tutta la comunità? Una persona, ad esempio, che si è dimostrata non adatta, o ininfluente o dannosa all’interno della compagine amministrativa può continuare a riscuotere la mia fiducia di cittadino? Oppure, una persona onesta ma inesperta è lo strumento migliore per poter cambiare in meglio Pontelatone? Basta l’onestà per essere il politico giusto per gestire i problemi e le risorse del nostro territorio? Come se noi scegliessimo il chirurgo che ci deve operare in base alla sua onestà: ok lo voglio onesto (questo dovrebbe essere un default per chiunque) avrà la mano ferma? Sarà abbastanza esperto? Quante persone ha già operato? Quanti ne ha salvati? Quanti non gli sono morti sotto i ferri?

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  7. 2° PARTE

    In questa società che risente molto dell’immagine, più sei conosciuto e bello più hai opportunità di essere votato perché memorizzato, perché “esisti” come immagine sui media, al di là del tuo operato. La scelta, allora, avviene in base al viso, se è simpatico o antipatico, o a come si presenta, se se strilla di più o di meno.
    Credo che l’onestà, la coerenza dimostrata nel proprio lavoro e nella propria vita, essere indipendenti economicamente dalla propria carica, avere una testa propria e non rispondere ai diktat di altri, sono requisiti importanti per chi rappresenta una comunità, probabilmente imprescindibili.
    Sono i requisiti base, ma non sono sufficienti, non sono gli unici.
    Ad un politico che rappresenta una collettività deve essere richiesto molto, molto di più: è come metterlo alla guida di un aereo con a bordo tante, tante persone.
    Bisogna conoscere il funzionamento della macchina che si guida altrimenti non si va da nessuna parte: il funzionamento riguarda gli atti amministrativi, la gestione dei servizi, del personale, dei dirigenti, i rapporti con gli altri enti.
    Un altro elemento importante che si aggiunge all’onestà, alla trasparenza e alla conoscenza degli strumenti amministrativi, nonché alla memoria storica, è la capacità di sapersi relazionare politicamente e di mantenere coesa una compagine politica.
    I sindaci non cadono per mano delle opposizioni, ma per mano di membri interni alla maggioranza che fanno mancare il sostegno necessario. Se una compagine politica di maggioranza si è formata in base a interessi di categorie o interessi personali intrecciati tra di loro, prima o poi crolla perché non ha come priorità il bene collettivo ma l’interesse dei singoli esponenti, e ne abbiamo esempi eclatanti in Italia.
    Il nostro rappresentante, quello che scegliamo, è capace di saper sempre anteporre il bene comune ai propri interessi insieme al proprio gruppo? È capace di armonizzare il proprio lavoro con quello del suo gruppo?
    Perché, un’altra cosa che ho imparato, è che la politica non si fa da soli. Un singolo consigliere può sbraitare, può proporre mozioni meravigliose, ma ha bisogno del voto degli altri per poterle realizzare, almeno del suo gruppo.
    E forse non basta neanche questo: mozioni votate all’unanimità da tutto il consiglio non sono state mai realizzate, messe in atto.
    Ai nostri futuri amministratori, a quelli che ci rappresenteranno dobbiamo chiedere molto, molto di più:
    1. onestà, coerenza, trasparenza.
    2. saper lavorare in gruppo e collaborare.
    3. conoscenza del mondo politico-amministrativo e dei suoi strumenti.
    E poi, facciamoci una domanda: al di là di quanto a me possa piacere, è la persona che ci vuole per il mio paese? Negli ultimi anni Domenico ha dimostrato coerenza, impegno e capacità, sarebbe un errore non candidarlo per un'esperienza da consigliere/assessore.

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  8. Buongiorno.Scusate ma se non canditiamo il Signor Iodice chi vogliamo candidare??No no non vengo a votare..

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  9. x essere candidato deve passare prima x formicola.. ....anche se è uno ke vale.. ....

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