Quando certe leggi vengono sfornate dal Governo perchè utili ai membri dello stesso

di Domenico Iodice

Vendola padre con maternità surrogata


Ci siamo domandati, in questi giorni, se scrivere o no attorno alla vicenda del figlio di Nichi Vendola e del compagno. Vi confessiamo che erevamo per il “no”. Il dibattito che si è scatenato è la solita canea, con i soliti steccati politici. Soprattutto, essendo state demolite alcune evidenze, il concetto di madre, di genitore, di figlio, il terreno della discussione – ci chiedevamo – è irrimediabilmente devastato. Qualunque cosa scrivessimo, pensavamo, non servirà a mutare di un segno di interpunzione l’opinione di qualcuno.
Poi, parlando con una cara amica di Pontelatone, abbiamo cambiato pensiero. Ora, siamo a qui a redigere l'ennesimo articolo. Non perché ci illudiamo che qualcuno, leggendo, possa ricredersi. Ma perché sarebbe un grave tradimento rimanere silenti. Un tradimento della realtà. Se una foglia è verde, bisogna dirlo che è verde. Anche se tutti dicono che è blu. Tutti continueranno a sostenere che è blu? Pazienza. Ma almeno noi l’avremmo proferito. E poi scriviamo per mettere in ordine i pensieri, per confrontarli con le obiezioni di tanti. E vedere se le nostre ragioni reggono.

Il pensiero intriso di ipocrisia che si ostinava a negare i diritti civili alle coppie di fatto – etero od omosessuali che siano – è stato superato dopo l’approvazione della cosiddetta Legge Cirinnà.
C’è però un limite oltre il quale non è giusto (e, consentiteci, neppur “naturale”) andare. E l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, costituisce solo l’obiettivo dal cognome altisonante per chi quel limite non è disposto ad oltrepassare. Non è questione di “volgarità degli squadristi della politica”, come dice il capo di Sel. Ma non è neppure credibile che quella di Vendola e del suo compagno costituisca una scelta e un percorso che sono lontani anni luce dall’espressione "utero in affitto". Se non piace il termine “utero in affitto”, vogliamo definirla “gravidanza commissionata”? O, se piace di più, “maternità per conto terzi”? La sostanza è la stessa ed è composta da tre elementi fondamentali: uno sperma maschile, un utero femminile che lo ospita, un portafoglio che si apre per acquistare poi la creatura che nasce.
Sostiene l’ex governatore pugliese che il bambino “è figlio di una bellissima storia d’amore, la donna che lo ha portato in grembo e la sua famiglia sono parte della nostra vita”. Non appartenendo agli squadristi di cui sopra, ci permettiamo però di evidenziare che questa è una sorta di storia d’amore di gruppo il cui frutto (appunto il bambino) si ritrova ad essere considerato alla pari di un pesce rosso o di un cucciolo di cane: acquistato e portato a casa dai “nuovi” padroni. Riteniamo che riconoscere i diritti civili sia una cosa, l’adozione di un bimbo sia un’altra: soprattutto se poi questo avviene “a pagamento” perché le leggi della natura (contro le quali, ancora, si può ben poco...) altro prevedono.
Ha scritto Vendola sul proprio profilo Facebook: “Quelli che insultano e bestemmiano nei bassifondi della politica e dei social network mi ricordano quel verso che dice: “Ognuno dal proprio cuor l’altro misura” (anche se capisco che citare Dante non faccia audience)”. 
Il Sommo Poeta, però, mai poteva pensare che quel cuore si sarebbe potuto misurare con il costo dell’altrui grembo.










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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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