TTIP, Movimento 5 Stelle: l’ennesimo tentativo di svuotamento delle sovranità nazionali

di Domenico Iodice

Dalla sovranità degli stati a quelle delle multinazionali


Il Movimento 5 Stelle si è sempre opposto duramente a questo trattato scellerato.
“Penso che il TTIP non sia un accordo di libero scambio (…) Voi potete firmare un accordo di libero scambio con gli Usa, ma sarebbe di tre pagine“. Così ha detto il premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, nel 2014 durante un Lectio Magistralis al Parlamento italiano.
Il TTIP (il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) invece di pagine ne ha 248, almeno quelle che Greenpeace è riuscita a svelare con la pubblicazione (non autorizzata) dei TTIP-leaks.
Perché il TTIP sarà pure un accordo commerciale come dicono, ma è tenuto segreto e protetto neanche fosse il caveaux di Fort Knox; controllato a vista da guardie armate che impediscono persino ai parlamentari di poterlo consultare fuori dalle stanze che lo custodiscono. Eppure influirà sulla vita, la salute, il consumo, i diritti, il futuro di 800 milioni di persone, ma nessuno deve sapere di cosa si tratta: non lo devono sapere i cittadini, non lo devono sapere i parlamenti, non lo deve sapere la società civile.
La ragione, secondo molti, è che attraverso il Trattato una fetta enorme del potere sarà trasferito dai cittadini alle aziende, alle multinazionali che sono in prima fila nella gestione dell’accordo e nell’obbligo di segretezza.
In altre parole, le sovranità nazionali diventeranno un soprammobile della storia a vantaggio delle sovranità delle corporation.
In molti sono sul piede di guerra: Jorg Riss, il responsabile di Grennpeace presso l’UE,ha spiegato sul Guardian“la posizione dell’Europa è pessima, ma quella degli Usa è terribile”; assistiamo “ad una corsa al ribasso nell’ambito ambientale, in quello della tutela dei consumatori e della salute pubblica”.

Impunità ai banchieri Eppure ci potrebbe essere un ulteriore ambito sul quale influirebbe in maniera massiva il nuovo trattato: quello bancario.
Qualche giorno fa 
il giornale economico tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN) ha sollevato l’ipotesi che l’approvazione del TTIP impedirebbe i ricorsi e le cause contro istituti di credito e agenzie di rating quando queste si macchiano di reati di truffa, manipolazione del mercato e speculazione ai danni di Stati o di cittadini.
Gli Stati Uniti stanno spingendo per ampliare, all’interno del Trattato, il campo d’intervento del cosiddetto ISDS (l’Istituto di Risoluzione delle Controversie tra investitore e Stato), lo strumento che consente alle multinazionali di aggirare eventuali norme nazionali dei singoli stati (nel caso fossero ritenute penalizzanti per l’attività dell’azienda) rivolgendosi ad una sorta di tribunale economico.
Nato negli anni Cinquanta come strumento di tutela delle aziende (soprattutto occidentali) dal rischio di espropriazioni da parte di governi (soprattutto nel Terzo Mondo), negli ultimi anni l’Istituto è diventato una cosa diversa: una sorta di strumento con cui le multinazionali possono fare causa agli Stati nel caso i governi applichino legislazioni o indirizzi strategici che le aziende ritengono contrarie o dannose per i propri interessi e i propri investimenti.
Come scrive Giorgio Garbasso su EuNews: “L’idea di concedere il diritto a un’impresa di fare causa a uno Stato diventa un’altra arma in mano alle multinazionali contro la sovranità degli stati”.
Ed è quello che avverrebbe anche nel settore bancario. Secondo il DNW, gli americani (ma non solo loro) sono preoccupati dalla possibilità di ricorsi che istituzioni e cittadini europei potrebbero fare al sistema bancario per i disastri compiuti in questi ultimi anni;multe, condanne, risarcimenti sono rischi che i banchieri non vogliono correre.
Il giornale tedesco cita espressamente le inchieste italiane contro le agenzie di rating internazionale e quella più recente contro Deutsche Bank.
Se il TTIP fosse già in vigore, l’inchiesta di Trani non sarebbe neppure nata perché al massimo si sarebbe giocata in un tribunale arbitrale dove i governi e i loro cittadini danneggiati non hanno reale influenza.
Insomma, il TTIP, lungi dall’essere uno strumento di maggiore crescita economica, è l’ennesimo tentativo di svuotamento delle sovranità nazionali a vantaggio del sistema finanziario e della tecnocrazia economica, operato in questo crepuscolo delle democrazie occidentali.












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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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