Disastro ferroviario pugliese: anche in questa triste occasione noteremo i volti doloranti di una classe politica italiana ipocrita

di Domenico Iodice

Il futuro non può essere la monorotaia al posto dell’Alta Velocità, ma il contrario


Non doveva succedere. Ventisette nostri connazionali hanno perso la vita e oltre 50 sono rimasti feriti nel disastro ferroviario avvenuto nell’entroterra della pianura pugliese tra Bari e Barletta.
Due treni della società concessionaria della locale rete ferroviaria si sono trovati a correre sullo stesso binario nel tratto di linea tra le stazioni di Andria e di Corato. Sono andati dritti l’uno contro l’altro senza che nessuno potesse impedirlo. D’altro canto i treni non sono cavalli che possono scartare di lato. L’impatto è stato devastante: una massa di lamiere contorte è divenuta la gabbia nella quale sono stati intrappolati i corpi incolpevoli dei viaggiatori. La tragedia poteva essere evitata? Certo, non è questione di destino cinico e baro che si sarebbe accanito su quella terra e su quella gente in un assolato giorno d’estate. La fatalità, come l’esperienza insegna, è solo la somma aritmetica nascosta sotto falso nome degli errori, delle negligenze, delle omissioni, delle inefficienze di cui sovente gli esseri umani si rendono responsabili nei loro comportamenti.
Quella tratta di percorrenza non è servita da sistemi automatici di sicurezza, ma utilizza l’obsoleto meccanismo di blocco telefonico. Cioè, tutti gli ordini e le comunicazioni tra il personale addetto al controllo del traffico e i macchinisti a bordo dei singoli treni transitano attraverso il telefono. Diceva una pubblicità: una telefonata ti allunga la vita. Questa volta una telefonata le ha stroncate le vite sulla Corato-Andria. E col passare delle ore si scoprono cose da sant’uffizio. Esiste un progetto di raddoppio della linea incriminata, finanziato dalla Unione europea e non ancora avviato.
Dal 2007 sono in ballo 180 milioni concessi per l’ammodernamento della tratta nord barese, servita dalla società concessionaria Ferrotramviaria S.p.a.. Il cronoprogramma dell’opera prevedeva che il segmento riguardante la linea Corato-Andria avrebbe dovuto chiudersi entro il 1.10.2015, data del collaudo. Sul sito della società Ferrotramviaria ancora in queste ore compare un avviso che proroga il termine di presentazione delle offerte per la progettazione e la realizzazione delle opere di raddoppio al 19 luglio 2016. Sembra una beffa, ma è un dramma. Quante vite sarebbero state risparmiate se quell’opera fosse stata realizzata nei tempi previsti? Il groviglio di lamiere nelle campagne di Corato è la rappresentazione fisica, palpabile, del male che paralizza la nostra società. Particolarmente la sua costola meridionale. Il morbo si chiama burocrazia. Purtroppo però della sua perniciosità ci si accorge sempre troppo tardi. Ci vogliono i morti per aprire gli occhi. E poi? Poi niente. Non è un caso che si parli con insistenza di errore umano. Può darsi che sia andata così, ma basta per quietare la coscienza di un popolo? La teoria dell’unico responsabile del disastro presenta l’indubbio vantaggio di non dover scoprire gli altarini delle responsabilità che chiamerebbero in causa coloro che hanno il potere delle decisioni. Li mandiamo tutti assolti? La burocrazia lumaca che non è solo italiana ma soprattutto europea.
A Bruxelles dimora un mostro leviatanico che si pasce di regole e di regolette astruse e impraticabili. La politica che a tutti i livelli, da quello centrale a quello locale passando per il collo di bottiglia regionale, non sa fare il suo mestiere permettendo che il bene pubblico venga sopravanzato dall’eterogenesi dei fini di poteri opachi che anche in questa vicenda hanno le mani in pasta. Una leva di manager del mitico “privato” che, sebbene notevolmente qualificata, non ha spina dorsale e si flette. E come se si flette. È una miscela di inettitudini e interessi deviati che fugge dalle sue responsabilità cercando riparo dietro il solito colpevole che prima o dopo verrà individuato. Eppur tanto dolore e sgomento meriterebbero, in termini di giustizia, qualcosa di più appagante di un capro espiatorio.













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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