Gal, denaro pubblico gestito da una entità privata

di Domenico Iodice

Gal: uno strano mistero, ingenti fondi pubblici sono affidati ad un soggetto che pubblico non è


A fine agosto si chiude il bando regionale che distribuirà tanto denaro pubblico ai Gal. La questione non poteva che incuriosirci. Ma cosa è un Gal?
L’acronimo sta per “Gruppo di Azione Locale”. Insomma, da qualche parte, in Europa, pezzi di società si sono spontaneamente messi insieme per attività di tutela e valorizzazione di quelle aree che la ruralità dei suoi caratteri rischiava di rendere del tutto marginali. Meritoria iniziativa, non c’è che dire.
Il punto è che le cose seguono un canovaccio assai diverso. Muovendo dal presupposto che non tutti i Gal sono uguali, e tenendoci ben alla larga dal rischio di una facile generalizzazione, è un fatto che i Gruppi sorgono solo quando la Comunità Europea li fa destinatari di finanziamenti pubblici.
Si può scommettere che, soprattutto nel Mezzogiorno, senza la scarsella di mamma Europa il lumicino non sarebbe bastato a trovare privati che, a loro spese, si attivassero per i loro territori. Destinataria dei finanziamenti è una società di diritto privato, anzi in cui i privati devono detenere la maggioranza delle quote ed hanno il diritto di esprimere le cariche più significative. Essa ha, però, anche soci pubblici, in genere Comuni, Comunità Montane e Consorzi. Bene, direte.
Purtroppo non è oro tutto ciò che riluce in quanto non si tratta di una corretta, equilibrata e proficua sinergia pubblico/privato, in cui ciascuno ci mette del suo. I privati, di tasca loro, mettono al massimo il costo delle quote per costituire la società, mentre l’intera attività, persino le spese di funzionamento, acqua, luce e telefono, sono a carico dei fondi comunitari.
Insomma, per uno strano mistero, ingenti fondi pubblici sono affidati ad un soggetto che pubblico non è, ed i cui soci, se il Gal è appena decentemente amministrato, non ci rimettono neppure un euro bucato delle stesse quote sociali.
Quindi, prima osservazione, fondi pubblici sono affidati a soggetti che pubblici non sono e che non sono obbligati a tutte le formalità, le garanzie di pubblicità e trasparenza, la verifica di efficacia degli interventi, la possibilità di intervento della Corte dei Conti, a cui sottostà un ente pubblico e che, soprattutto, non rispondono, come avviene anche per il sindaco di un Comune di trecento abitanti, al giudizio dell’elettore.
La seconda osservazione riguarda chi li amministra. Non si comprende quali siano le modalità che portano questo o quello alla direzione di un Gal. In genere trattasi di esponenti di Associazioni imprenditoriali che, ovviamente, sono direttamente interessati ad orientare le risorse in favore delle imprese perché questo, dentro un concetto sano di rafforzamento territoriale, è il ruolo primo di un Gal.
Il punto è che, in realtà, la direzione effettiva dei Gal è condivisa alla pari con la cosiddetta “struttura” e questa è selezionata senza elementi di pubblicità o di tipo concorsuale e si basa unicamente su un rapporto fiduciario proprio con il Presidente. Si tratta di un vero e proprio ceto professionale, alimentato dai flussi di finanza pubblica comunitaria, e che talora ritrovi, con strani scambi di favore, a prestare la propria opera in più d’uno di tali consorzi.
Trattandosi di fondi pubblici qualche domanda sulla linearità della selezione di questo personale diventa del tutto legittima. Ed è legittima anche la domanda di come sia possibile che un Comune socio del Gal, dopo due mandati vede il suo sindaco-rappresentante decadere, mentre un Presidente del Gal non conosce limiti di durata alla sua carica, al netto e al di là di ciò che fa.
La terza ed ultima osservazione è però la più importante e riguarda il modo in cui si spendono i soldi dei Gal.
Il paradosso è che la Regione Campania non ha mai discusso nelle sue aule dell’efficacia di tale spesa. Essa si avvita su se stessa, serve solo perché una quota di denaro esce dalle casse pubbliche ed entra in quelle di altri soggetti, senza che nessuno sia in grado di dire cosa abbia prodotto in positivo ed in negativo e, in questo secondo caso, quali cambiamenti debbano essere introdotti.
Qui il percorso si fa difficile. La pubblicità è merce rara nei Gal e gli scarni riferimenti resi pubblici non fanno capire né a chi effettivamente siano andati i soldi, né quali effetti abbiano prodotto, con quali ricadute sulla valorizzazione del territorio. I controlli regionali sono nella sostanza unicamente controlli di conformità procedurale incapaci di esprimersi sulla utilità, sulla efficacia della spesa. La fa da padrone la retorica che appare essere un vestito abbastanza logoro che nasconde una realtà non proprio encomiabile.
Buona parte dei fondi vanno alla struttura e a quel mondo parallelo di studi professionali e società per improbabili ricerche e progettazioni, a cui guardano concupiscenti tanti studi professionali. Mentre ai Comuni vengono negati i fondi per dotarsi di un parco-progetti, qui le somme per incarichi professionali a cui spesso non corrisponde un progetto esecutivo di intervento sembrano essere all’ordine del giorno. Altra quota consistente è quella che è stata progressivamente chiamata a coprire una serie di spese dei Comuni, quelle non essenziali e che i Comuni stessi hanno tagliato per le scarse risorse comunali: sagre, manifestazioni, mostre e via elencando; assieme a micro interventi di lavori pubblici che una volta venivano decisi dai consigli comunali sui quali, evidentemente, grava il controllo della pubblica opinione.
Il Gal, insomma, si muove nell’arbitrarietà e, se governato in una certa maniera, frantuma in mille rivoli le voci di spesa, li distribuisce a pioggia, solo in funzione del consenso dell’assemblea dei soci al Presidente.
Infine il sostegno al sistema delle imprese. Non c’è un solo studio che dica quante delle aziende finanziate dai Gal siano ancora in vita e, tra queste, un capitolo a parte sono le cosiddette cooperative sociali. Non abbiamo elementi concreti di valutazione, ma quello delle cooperative che di sociale hanno ben poco è un meccanismo che troppo spesso incontriamo, anche in Campania, come una metastasi si diffonde ovunque la finanza pubblica distribuisce rivoli di risorse e che, come le inchieste della magistratura sempre più dimostrano, diventano talora canale di una alleanza tra chi distribuisce le risorse e chi le utilizza, cementato dalla possibilità lasciata a chi amministra e decide di indicare chi poi, su quelle risorse andrà a lavorare per magri se non magrissimi compensi.
Messe così le cose non è difficile capire perché la politica sia oggi così interessata ai Gal. Non si tratta di centinaia di milioni di euro, ma poche decine. Decine di milioni, però, che se distribuiti a pioggia invece di essere concentrate in pochi interventi di una qualche consistenza, possono risolversi in centinaia di piccoli interventi da qualche migliaio di euro a qualche decina di migliaia di euro.













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

7 commenti:

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  2. prima che il gal canti e ci rinnegherà 3 volte ... direttore ... i gal sono politicizzati e ci sarebbe tanto da dire sul loro operato ... si ricorda della riqualificazione delle 3 fontane rurali del comune di pontelatone chiamata percorso delle fonti ed acque trebulane????? ... avvenuta nell’ambito del bando gal alto casertano misura 323 sviluppo … tutela e riqualificazione del patrimonio rurale ... l'importo complessivo dell'appalto era di euro 89.569,59 e euro 931,10 di iva ... il risultato di tanto spreco di risorse pubbliche è stato compiuto ... sapevamo e sappiamo le 3 fontane ... qualcuno è andato ha controllare come sono stati spesi tutto questo denaro pubblico????? ... sono d'accordo con lei, condivido quello che ha scritto ...

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    1. Direttore le ricordo quest'articolo a riguardo http://www.casertace.net/caserta-1/i-caprio-sono-una-macchina-da-soldi-appalto-milionario-nellultima-estate-quasi-2-milioni-di-euro-dallamico-di-carlo-sarro-20150914.html

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  4. E IO PAGO DICEVA TOTO'..

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  6. Direttore, perche' ha censurato il mio commento?

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