Povertà, Caritas: al Sud colpisce più gli italiani che gli stranieri

di Domenico Iodice

Per la prima volta nella storia, al Sud il numero degli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto Caritas supera quello degli stranieri. La povertà colpisce soprattutto i giovani


Al Sud il livello di povertà è inversamente proporzionale all’aumentare dell’età. Tradotto: più si è giovani e più si è poveri. Per la prima volta nella storia.
La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto i giovani e giovanissimi in cerca di occupazione e gli adulti rimasti senza impiego.
Lo dimostra impietosamente e senza appello il rapporto sulla povertà per la Caritas nel 2016, elaborato sulla base dei dati 2015.
Il report consegna anche un’altra allarmante novità. Qui da noi ormai a rivolgersi ai centri Caritas sono più italiani che immigrati. Al Nord e nel resto del Paese, infatti, il peso degli stranieri resta maggioritario e si attesta al 57,2%. Nel Mezzogiorno, invece, gli italiani rappresentano il 66% di coloro che richiedono aiuto.
Le situazioni più gravi riguardano le famiglie con due o più figli minori. Ma ovviamente anche le famiglie degli stranieri, i nuclei in cui il capofamiglia è in cerca di un’occupazione e le nuove generazioni.
In Italia – dice l’Istat – vivono in povertà 1.582.000 famiglie, un totale di quasi 4,6 milioni di individui. E’ il dato più alto dal 2005 ad oggi.
Chi sono i poveri? Per la prima volta c’è una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), mentre l’età media di chi si rivolge ai centri di ascolto è 44 anni. Cercano un pasto, ma anche vestiti, assistenza, spesso un tetto.
La proposta della Caritas: “L’unica strada percorribile è quella di un Piano Pluriennale di contrasto alla povertà” – si legge nel rapporto – che porti alla introduzione nel nostro Paese di una misura universalistica contro la povertà assoluta”.














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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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