La Consulta: "Sì al premio di maggioranza, no al ballottaggio. Così si può votare"

di Domenico Iodice

La Corte ha dichiarato legittimo il premio di maggioranza attribuito al partito che supera il 40% dei voti. "La legge è suscettibile di immediata applicazione"


Via libera al premio di maggioranza previsto nell'Italicum. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato non fondata la questione di legittimità sollevata su questo punto della legge elettorale. Solo pochi minuti addietro di questo pomeriggio, più precisamente alle ore 17.00, la Corte ha dichiarato illegittimo il ballottaggio previsto dall'Italicum renziano, mentre è stato invece giudicato legittimo il premio di maggioranza che la legge attribuisce al partito che supera il 40% dei voti. "All'esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione" ha dichiarato la Consulta, chiarendo quindi che con questa legge si può andare subito a votare. La Corte, inoltre, ha dichiarato illegittima la disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d'elezione. "A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità sopravvive comunque il criterio del sorteggio".

Questo il comunicato integrale della Corte Costituzionale dopo l'esame dell'Italicum:
"Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall'Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all'esame delle singole questioni sollevate dai giudici. Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l'illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono. Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d'elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall'ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell'art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957. Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni. All'esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione". 












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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

2 commenti:

  1. La Corte che fa il legislatore. L’effetto della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità parziale dell’Italicum, sopprimendo il ballottaggio e l’opzione sulle pluricandidature, è quello di trasformare un sistema elettorale maggioritario in un sistema proporzionale. La Corte ha cambiato il metodo elettorale della Camera dei Deputati, passando da quello scelto con legge del Parlamento al suo opposto.

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  2. È arrivata la sospirata sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum. Che, oltre ad abolire il ballottaggio, ci rivela, ancora una volta, quanto risulti difficile per la nostra classe politica scrivere una legge elettorale in coerenza con la Costituzione, secondo “elementari” criteri di democraticità.

    Era già successo con il Porcellum, con l’aggravante che quest’ultimo è stato utilizzato due volte per la scelta dei nostri rappresentati.

    Insomma, un certo grado di incompetenza si nota. E, purtroppo, non solo in questo ambito legislativo.

    “Errare humanum est”, si dice giustamente. Ma qui sembra esserci del diabolico.

    Scrivendolo nero su bianco, la Corte ha inoltre stabilito che la legge, così “emendata”, è direttamente applicabile. Quasi ad ammonire la politica all’immobilità, al fine di non combinare altri strafalcioni.

    È vero che, nelle condizioni date, fare una legge elettorale condivisa non era semplice. Ma l’attesa della sentenza ha fatto il paio con il silenzio totale dei partiti I quali hanno abdicato al loro ruolo di proposta, facendoci “subire” una decisione giudiziale che si trasformerà in “politica”.

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