Marine Le Pen al Gran Mufti del Libano: “Non indosserò mai il velo”


di Domenico Iodice

Marine Le Pen, candidata del Front National alle presidenziali in Francia, alcuni giorni fa, ha annullato l'incontro con lo sceicco Abdellatif Deriane massima autorità sunnita a Beirut. Il motivo? Ha rifiutato di indossare il velo prima di incontrarlo. Prima di entrare, infatti, un addetto al protocollo dell’alto dignitario religioso ha dato a Le Pen un velo bianco, lasciando intendere che per il colloquio era necessario indossarlo


Ha fatto bene Marine Le Pen a non indossare il velo islamico? Sì. La notizia? C'è ancor qualcuna che dice no allo svilimento della donna. Questo non è accettabile dalle “veline” radical chic, quelle che pur di non dare fastidio hanno persino proferito di esser a loro agio con il velo islamico, quel simbolo di sottomissione che le boldrine di turno si piazzano sul capo davanti ai califfi sapendo di essere libere di toglierselo appena uscite dalle stanze d'oro di dittatori e re islamici, fottendosene delle centinaia di milioni di donne costrette a portarsi quei palandrani rappresentativi della cultura medievale islamica.
La protagonista della "rivoluzione" è Marine Le Pen alla quale è stato offerto un velo per coprirsi i capelli sulla porta dell'incontro con il Gran Mufti del Libano. Una proposta che ha visto l'inattesa reazione dell'esponente del Front Nationale: "Potete trasmettere i miei ossequi al Gran Mufti, ma io non mi coprirò mai". 
O santi numi, apriti cielo, chi mai si sarebbe immaginato che una donna che viene da lontano avrebbe rifiutato l'opportunità di farsi fare qualche bella foto "esotica" con il velo in testa, d'altronde l'hanno fatto così in tante turiste dalla vecchia Europa silente e complice dell'invasione in corso. 
Invece no, meglio stare a tacere, perché Le Pen con il suo gesto ha scoperchiato un vaso di Pandora che è meglio silenziare in maniera celere senza alcuna esitazione. La statista francese è inattaccabile, questa volta le femministe d'assalto non possono puntare il dito e accusarla di razzismo, fascismo o altre cazzate varie.
Le Pen si è difesa in quanto donna e con il suo gesto ha difeso tutte le donne in una battaglia di libertà che coinvolge miliardi di persone, donne e uomini vittime di una cultura retrograda e Medioevale che ritiene la donna qualcosa di ben dissimile dall'uomo padrone.
Dove sono le Kyenge, le Boldrini o le Boschi di turno? E le ministre svedesi che prima si sono fatte ritrarre nella foto anti-Trump e poi hanno assecondato le voglie dei capataz iraniani velandosi il capo? Dove sono le paladine dei diritti delle donne, le rabdomanti dell'omofobia e le maestre di vita che ce l'hanno un giorno sì e l'altro pure con i populisti? Populisti ovunque!
Ogni donna dovrebbe ringraziare in maniera copiosa Marine Le Pen per il suo gesto (assolutamente da emulare), ogni uomo dovrebbe rispettare e sostenere il coraggio di una politica ostracizzata dai media internazionali ma che se ne è sbattuta dei protocolli tirando lo schiaffo peggiore al Mufti, ridicolizzato da una donna come nella peggior legge del contrappasso.










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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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