Il cuore dei Gard sfonda il grigiume di ospedale e tribunali: "Lasceremo andare Charlie con gli angeli"

di Domenico Iodice

Al termine di una lunga battaglia legale prevale l'amore di una mamma e un papà per il loro bimbo, anche se è una scelta dolorosissima



Quando si capisce quanto grande può essere l'amore dei genitori per i loro bimbi? Forse quando mamma e papà mettono da parte le loro volontà e speranza di vedere sempre con sé il frutto della loro unione per il bene ultimo del piccolo.

Quello di Charlie Gard è sicuramente il caso, i genitori del bimbo ammalato di una patologia incurabile hanno infatti annunciato la fine della loro lotta per tentare tutto il possibile per evitare la morte del piccolo. Una notizia drammatica quanto liberatoria nei confronti di un malato sul quale l'accanimento terapeutico è stato un rischio concreto, sventato non da un asettico tribunale ma dal cuore di chi più ama Charlie, con una frase illuminante: "Lasceremo andare nostro figlio con gli angeli".

In aula i genitori Chris Gard e Connie Yates si sono arresi all'evidenza delle ultime risonanze magnetiche: "Non è più nell'interesse di Charlie continuare i trattamenti" dice il loro avvocato che aggiunge "è troppo tardi per tentare il trattamento sperimentale richiesto da mesi, è troppo tardi per Charlie". I genitori ritirano la richiesta di trasferirlo negli Stati Uniti per la terapia sperimentale, il processo si chiude senza verdetto. E l'avvocato della coppia, Grant Armstrong, ha fatto sapere che saranno i genitori a discutere con l'ospedale Great Ormond Street di Londra il modo con cui il figlio Charlie debba morire.

Anche il giudice Francis che già in aprile aveva seguito il caso s'inchina: "Nessun genitore avrebbe potuto fare di più". Per la famiglia Gard ormai sono inutili le polemiche sui tempi e i divieti della Giustizia nei confronti del figlio, rimane però la domanda aperta sulla possibilità di tentare di riscrivere una storia già stampata che vedeva dall'inizio il piccolo come un condannato a morte, se non per Charlie, per gli altri bimbi vittime di malattie genetiche gravissime che, seppur rarissime, continuano ad essere questioni irrisolte dalla scienza medica.











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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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