Incendi, il territorio casertano continua a bruciare: l’emergenza è un business

di Domenico Iodice

Colline casertane ancora in fiamme


Da giorni ormai la cenere e il rumore dei Canadair e degli elicotteri accompagnano la vita di chi abita alle pendici delle colline del versante bellonese della provincia di Caserta. Tutto questo non ha nulla a che fare con il caldo e l’aridità. La puzza di bruciato graffia la gola, la polvere passa attraverso i vestiti, scurisce la pelle, brucia dentro, fa rabbia. Questo rimarrà insieme alla cenere: la rabbia di una popolazione a cui è stato sottratto un pezzo della propria identità culturale, della propria storia, il diritto alla bellezza e a un territorio sicuro.

Quando qualcuno decide che può toglierti anche l’aria, significa che è finita: parliamo di quello che sta succedendo, proviamo a trovare un movente che possa spiegare lo scempio a cui assistiamo.

Non hanno dato alle fiamme solo il Vesuvio, il panorama da cartolina del golfo di Napoli è adesso più simile a quello di una regione bombardata. Da più settimane la Campania è messa in ginocchio da una strategia criminale che sta agendo sui territori e contro i cittadini con violenza inaudita.

Per non parlare dei roghi tossici all’ex piattaforma per lo smaltimento di rifiuti speciali a Bellona.

All’incalcolabile danno ambientale si aggiunge il rischio per la salute dei cittadini, in un territorio che ha già pagato e continua a pagare un prezzo molto alto alle “emergenze” ambientali comandate da interessi criminali, cattiva imprenditoria e malaffare politico.

Un vero e proprio bombardamento chimico, una guerra dichiarata all’ambiente e alla salute della popolazione, una guerra dietro la quale, proprio come per ogni guerra, vanno cercati gli interessi in gioco. La regola è sempre la stessa: se non è autocombustione, basta seguire il percorso dei soldi per arrivare al mandante. Brucia tutto e ti brucia dentro. I dati sull’emissione di sostanze nocive, sugli ettari di bosco andati in fumo, sul numero degli incendi, andranno a comporre la solita fotografia statistica scattata in ritardo. Oggi occorre invece porre l’accento sul fatto che le “emergenze” hanno smesso di essere eventi naturali. In Campania l’“emergenza” è un business e dietro c’è la mano dell’uomo. Un disastro di tale portata e così diffuso su scala regionale si spiega solo all’interno di un’azione pianificata e con obiettivi precisi.













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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