Pontelatone, faccenda cava fuorilegge in località Campaniello: oltre il danno anche la beffa

di Domenico Iodice

Caserta è “Caverta, la regina delle cave. In un territorio votato all’agricoltura, famoso per la mozzarella di bufala e la mela annurca, si estrae dalla terra e dai monti di tutto. E senza regole

PONTELATONE – In data 1 marzo 2017, un’area di 28.000 metri quadrati ubicata a Pontelatone in località Campaniello e adibita cava, è stata sequestrata dai Finanzieri appartenenti alla Sezione Aerea nell’ambito dei servizi coordinati dal Reparto Operativo Aeronavale di Napoli.

L’amministratore unico della società responsabile dell’attività fu denunciato all’autorità giudiziaria.

Nell’area, destinata ad uso agricolo e sottoposta a vincoli paesaggistici ed idrogeologici, era stato realizzato un impianto non autorizzato per la lavorazione degli inerti. Inoltre la Guardia di Finanza ha rinvenuto migliaia di metri cubi di rifiuti speciali, misti a materiale proveniente da attività di costruzione e demolizione, nonché frammenti che a prima sembravano di amianto.

Le indagini avvennero in collaborazione con il Genio Civile e il Dipartimento dell’Arpac di Caserta, che hanno poi emesso un ordine immediatamente esecutivo di sospensione delle attività sul sito di cava.

Terra di Lavoro: un territorio fondato sulle cave

Mentre si discute di consumo di suolo e di scempio paesaggistico, non bisogna però dimenticare l’altro lato della medaglia dell’assalto del cemento al nostro paese, costituito non dalla costruzione, ma dalla produzione di materiali per essa.

I danni causati da cave, in un territorio sempre più sfruttato, colpiscono l’aria, l’acqua, la terra, la biodiversità, la salute e la qualità della vita di chi abita vicino e causano ferite non rimarginabili al nostro paesaggio: se è possibile abbattere un ecomostro, non è possibile ricomporre una montagna, che impiega milioni di anni a formarsi e pochi decenni a sparire sotto i colpi della foga estrattiva.

Nonostante l’eufemismo per cui si parla di “coltivazione” delle cave, neanche fossero campi da seminare di anno in anno, la roccia mangiata non torna mai più, e con essa il patrimonio che si trovava sopra o sotto.
E, per finire, spesso le cave dismesse si trasformano in discariche.

Le incontrate lungo le autostrade, le inquadrate dal finestrino del treno, oppure sono incorniciate nella finestra di casa vostra. Il territorio della Provincia di Caserta è disseminato di cave attive, alcune abbandonate. Sono ferite che squarciano le montagne e le colline dei nostri luoghi, o aprono voragini nella terra. Da lì si ricava il materiale per costruire case, strade, opere pubbliche. Poche, pochissime norme regolamentano le attività estrattive. Risultato: un territorio svenduto per poco ai cavatori. All’estero, anziché continuare a scavare, si punta sul riciclo dei materiali da demolizione.

Caserta/Caverta produce ogni anno circa 4 milioni di tonnellate di calcare, che vanno ad alimentare il ciclo del cemento (Cementir, gruppo Caltagirone, e Moccia, gruppo Buzzi, hanno stabilimenti in Provincia), e ancora ghiaie, argille, pietre arenarie e vulcaniche. Sembrerebbe (questi i dati che siamo riusciti a recuperare sulla Rete) che le attività estrattive riguardano 75 dei 104 Comuni della Provincia.

Le cave producono ricchezza solo per poche famiglie, perché il livello occupazionale è ridicolo: in tutta la Campania sono solo 650 gli addetti delle circa 200 cave autorizzate, più 2.400 persone impiegate nell’indotto. In cambio, l’impatto ambientale è sotto gli occhi di tutti: tra le montagne di Caserta, ad esempio, ci sono ben 422 “ferite”.

Ma veniamo di nuovo a Pontelatone

Comune di Pontelatone, delibera di Giunta n. 74 del 10 ottobre 2017, oggetto: “Conferimento incarico legale per attività di consulenza ed assistenza alle problematiche emerse a seguito del sopralluogo della Guardia di Finanza presso l’impianto di frantumazione inerti all’interno dell’ex cava di calcare in loc. Campaniello della Ditta Ricciardi Autotrasporti Srl.”.

Il Comune di Pontelatone con la suddetta delibera conferisce incarico legale all'avvocato Armando Di Nosse di Santa Maria Capua Vetere, tirando fuori per il professionista dalla già poverella cassa comunale la modica somma di euro 2.378,37, perchè in questa vicenda è coinvolta anche un'area comunale che la ditta usava a proprio piacimento e che ora deve ripristinare: messa in sicurezza, bonifica ambientale.

Dalla delibera comunale emerge un particolare sconcertante, dai tratti somatici nostrani: “In sede di conferenza di servizi presso l’Ufficio AUA della Provincia di Caserta, la ditta avrebbe dichiarato di essere in possesso di “autorizzazione della Regione alla coltivazione della cava prot. n.19621 ”. 
Recita ancora la delibera: “Dalla verifica degli atti disponibili presso il competente Ufficio del Genio Civile di Caserta, risulta che al predetto prot. n.19621 non corrisponde alcuna autorizzazione regionale alla coltivazione della cava, ma bensì il nulla osta della ex Soprintendenza Archeologica per le province di Napoli e Caserta datato 06.09.1986, reso sull’istanza ex art.36 L.R. n.54/1985 s.m.i. dalla Soc. Anig Costruzioni Srl di Ricciardi Antonio.”.

Interrogativi finali che riguardano Pontelatone

  • Ma gli organi di controllo locali del territorio, dove erano, e se c'erano dormivano o altro?
  • Come mai solo ora il Comune viene a conoscenza che la ditta in questione usava a proprio piacimento una particella comunale?
  • Perchè il denaro dei contribuenti deve essere utilizzato per far fronte a problematiche causate da un'amministrazione Carusone ad oggi devastante per Pontelatone e il suo territorio?

Fonte foto fuori contesto: archivio Google immagini

















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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