Consiglieri comunali: quanto ci costano?


di Domenico Iodice

Gettoni di presenza, stipendi “da fame”, lavoratori indefessi: nella retorica delle retribuzioni dei consiglieri comunali spesso viene sottolineata la “paga da fame” che ricevono dalle casse comunali. Durante le “assenze istituzionali” i consiglieri ricevono però lo stipendio dal proprio datore di lavoro che viene rimborsato dal Comune


Tutto ciò che è legale è anche morale? In alcuni casi i due requisiti non sembrano coincidere agli occhi dell’opinione pubblica, specie quando l’applicazione rigorosa di una norma stride con ciò che dovrebbe regolare i comportamenti di ciascuno di noi, ossia il buon senso.

Ci riferiamo in questo caso ai soldi che un Comune (e dunque l’intera collettività) è obbligato a corrispondere ai datori di lavoro dei consiglieri comunali dipendenti per le ore  che questi esponenti politici sottraggono al proprio impiego per svolgere la propria attività istituzionale.

La materia è regolata dal testo unico degli enti locali, in particolare dagli articoli n. 79 e 80 del decreto legislativo numero 267 del 18 agosto 2000.

Art. 79 Permessi e licenze

  1. I lavoratori dipendenti, pubblici e privati, componenti dei consigli comunali, provinciali, metropolitani, delle comunità montane e delle unioni di comuni, nonché dei consigli circoscrizionali dei comuni con popolazione superiore a 500.000 abitanti, hanno diritto di assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario per la partecipazione a ciascuna seduta dei rispettivi consigli e per il raggiungimento del luogo di suo svolgimento. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale, i predetti lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo; nel caso in cui i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata successiva. (comma così modificato dall'art. 16, comma 21, decreto-legge n. 138 del 2011, convertito dalla legge n. 148 del 2011)
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano altresì nei confronti dei militari di leva o richiamati e di coloro che svolgono il servizio sostitutivo previsto dalla legge. Ai sindaci, ai presidenti di provincia, ai presidenti delle comunità montane che svolgono servizio militare di leva o che sono richiamati o che svolgono il servizio sostitutivo, spetta, a richiesta, una licenza illimitata in attesa di congedo per la durata del mandato.
  3. I lavoratori dipendenti facenti parte delle giunte comunali, provinciali, metropolitane, delle comunità montane, nonché degli organi esecutivi dei consigli circoscrizionali, dei municipi, delle unioni di comuni e dei consorzi fra enti locali, ovvero facenti parte delle commissioni consiliari o circoscrizionali formalmente istituite nonché delle commissioni comunali previste per legge, ovvero membri delle conferenze dei capogruppo e degli organismi di pari opportunità, previsti dagli statuti e dai regolamenti consiliari, hanno diritto di assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata. Il diritto di assentarsi di cui al presente comma comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì nei confronti dei militari di leva o di coloro che sono richiamati o che svolgono il servizio sostitutivo.
  4. I componenti degli organi esecutivi dei comuni, delle province, delle città metropolitane, delle unioni di comuni, delle comunità montane e dei consorzi fra enti locali, e i presidenti dei consigli comunali, provinciali e circoscrizionali, nonché i presidenti dei gruppi consiliari delle province e dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, hanno diritto, oltre ai permessi di cui ai precedenti commi, di assentarsi dai rispettivi posti di lavoro per un massimo di 24 ore lavorative al mese, elevate a 48 ore per i sindaci, presidenti delle province, sindaci metropolitani, presidenti delle comunità montane, presidenti dei consigli provinciali e dei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti.
  5. I lavoratori dipendenti di cui al presente articolo hanno diritto ad ulteriori permessi non retribuiti sino ad un massimo di 24 ore lavorative mensili qualora risultino necessari per l'espletamento del mandato.
  6. L'attività ed i tempi di espletamento del mandato per i quali i lavoratori chiedono ed ottengono permessi, retribuiti e non retribuiti, devono essere prontamente e puntualmente documentati mediante attestazione dell'ente.
Art. 80  Oneri per permessi retribuiti

  1. Le assenze dal servizio di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 dell'articolo 79 sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro. Gli oneri per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici sono a carico dell'ente presso il quale gli stessi lavoratori esercitano le funzioni pubbliche di cui all'articolo 79. L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto, per retribuzioni ed assicurazioni, per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore. Il rimborso viene effettuato dall'ente entro trenta giorni dalla richiesta. Le somme rimborsate sono esenti da imposta sul valore aggiunto ai sensi dell'articolo 8, comma 35, della legge 11 marzo 1988, n. 67. (comma così modificato dall'art. 2-bis legge n. 26 del 2001)
Nel caso specifico, infatti, un Comune, su documentata richiesta da parte del datore di lavoro per cui si lavora (pubblico o privato), è tenuto a rimborsare al richiedente che ne fa istanza “l’onere per le assenze dal servizio per i dipendenti eletti o chiamati a ricoprire cariche pubbliche che beneficiano di permessi orari retribuiti per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte”.

In pratica, il consigliere comunale dipendente presenta al proprio datore di lavoro un prospetto ufficiale, firmato da un responsabile municipale su carta intestata dell’Ente, in cui documenta tutto il tempo che ha trascorso per svolgere riunioni di commissione o consiliari nell’arco di uno o più mesi. Tempo che, per legge, gli deve essere pagato anche dalla sua azienda, come se in quel momento fosse attivo e presente sul posto di lavoro, dunque in proporzione allo stipendio percepito mensilmente in base alla propria qualifica, compresi contributi previdenziali, assistenziali e spese di viaggio.

Dopodichè è il datore di lavoro che presenta questo carteggio al Comune chiedendo ed ottenendo (per legge) il rimborso di tutte le somme che ha pagato al proprio dipendente come se in quelle ore fosse a disposizione dell’azienda.

Questo adempimento comporta un’ulteriore spesa per la collettività. E si tratta di una spesa nemmeno tanto lieve per le casse di un Comune.

Noi di Pontelatone 24h siamo curiosi, vorremmo conoscere un dettaglio che riguarda il Comune di Pontelatone.

Da quando è in vigore la legge che regola la materia specifica, a quanto ammonta  la spesa complessiva (e a beneficio di quale datore di lavoro) sopportata dal Comune (cioè da tutti noi) per rimborsare queste ore di lavoro dei consiglieri dipendenti? Chissà se riceveremo mai risposta a questo interrogativo.

Sono anni ormai che il Comune di Pontelatone ha tante di quelle pezze al sedere ed una cassa comunale che anziché esser piena di denaro è piena di “cambiali”. 











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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

4 commenti:

  1. alla faccia del caciocavallo e menomale che ci rimettono solo vedi se qualcuno ha detto mai qualcosa e io pago

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  2. E VAI..... GRAZIE DIRETTORE PER LA NOTIZIA.....

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  3. a pontelatone ci rimettono solo,ne sono sicura

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  4. zero euro questa è la cifra che spendono i comuni

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