Mozzarella di bufala campana Dop: il Consorzio di tutela apre il dibattito con alcuni membri di governo del Movimento 5 Stelle


di Domenico Iodice

Il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop incontra alcuni membri del nuovo governo


La mozzarella di bufala campana Dop è un buon esempio non solo in quanto eccellenza dell'agroalimentare Made in Italy ma anche per il sistema di tracciabilità, inizialmente introdotto su base regionale con il cosiddetto Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare (ORSA) e poi adottato a livello nazionale dal Ministero delle Politiche Agricole che con un decreto (D.M. del 9 settembre 2014) ha istituito la piattaforma informatica SIAN ispirata a quella campana.

Perché il sistema di tracciabilità della mozzarella di bufala campana Dop si è rivelato così efficace?

Perché coinvolge gli attori delle diverse fasi della filiera produttiva, dagli allevatori ai caseifici. Questa piattaforma informatica, infatti, consente agli allevatori di bufale di inserire i dati relativi alle quantità di latte prodotto ogni giorno specificandone la sua destinazione; ai trasportatori di inserire quelli sul latte movimentato (cioè i quantitativi provenienti da ciascuna azienda conferitrice e caseifici di destinazione), e ai caseifici di dichiarare il latte in entrata e i derivati prodotti.

L'efficacia di questo sistema di tracciabilità è rappresentata anche dall'incrocio dei vari dati. Tuttavia persino dietro un'eccellenza mondiale come la mozzarella di bufala campana Dop comporta delle difficoltà che riguardano soprattutto i piccoli produttori.
Oggi, coloro che sono fuori dal consorzio, hanno difficoltà relativa alla separazione delle linee produttive, norma introdotta nell'anno 2014 dal cosiddetto “Decreto Competitività” per garantire che all'interno della linea di produzione Dop ci sia solo latte di bufala, e non di mucca. Questa norma, che nasce per evitare i fenomeni di contraffazione, per alcune realtà artigianali è inapplicabile perché, per sopravvivere, non possono permettersi di lavorare solo latte di bufala e vengono così escluse dal Consorzio Dop.

Ad oggi sono circa il 10-15% i produttori che hanno abbandonato il circuito Dop e per non escluderli occorrerebbe o aiutarli a rinnovare lo stabilimento o aggiornare la norma potenziando i controlli a valle della produzione. Oggi con pochi euro di analisi di campioni di latte è infatti possibile verificare se una mozzarella di bufala è contaminata o meno dal latte di mucca. Dal sistema di tracciabilità fino al potenziamento dei controlli a tutela dei piccoli produttori.

Operazione “E...state senza pensieri”

Alcuni giorni fa, da Caserta, il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, ha annunciato di aver avviato l'operazione "E...state senza pensieri" con l'obiettivo di aumentare i controlli sul noto latticino Dop nelle principali località turistiche italiane, in sinergia con tutte le forze dell'ordine preposte.

L'incremento dell'attività di vigilanza è partito dal Salento, poi ha coinvolto Ischia e Capri, capitali del turismo internazionale, in collaborazione con il Reparto per la tutela agroalimentare dell'Arma dei Carabinieri di Salerno. Così si intende tutelare i turisti-consumatori dai rischi di frodi e contraffazioni della bufala campana, che aumentano durante il periodo estivo nei luoghi di maggiore afflusso.

Il Movimento 5 Stelle è schierato da sempre a tutela “dell'oro bianco” campano

Il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, mercoledì scorso, ha dato il via ad una prima fase interlocutoria con il nuovo presidente pentastellato della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, Filippo Gallinella. Tra i presenti seduti al tavolo di lavoro, oltre ad alcune personalità del Consorzio di tutela, anche un altro membro della Commissione, la deputata casertana Margherita Del Sesto.

La tematica finita sotto i riflettori, attinente al comparto in questione, è stata “la filiera bufalina e le future sfide della mozzarella di bufala campana Dop”.

Per il Consorzio di tutela “il dialogo con le istituzioni è centrale per la mission del Consorzio. E abbiamo trovato ascolto e voglia di capire. Un ottimo viatico per il futuro”.

Una mozzarella di bufala campana Dop su tre finisce sulle tavole all’estero dove cresce l’apprezzamento

La mozzarella di bufala sta riscuotendo un successo reso possibile dal lavoro di 124 caseifici, 44.270 tonnellate di mozzarella, 345.000 capi, circa 1400 allevamenti certificati impegnati quotidianamente a produrre latte nel rispetto delle regole della Dop, che è il primo formaggio a denominazione protetta del Sud con un valore al consumo di quasi 700 milioni di euro realizzati anche grazie al prestigio conquistato all’estero dove sono diretti circa 13 milioni di chili all’anno. Il 35% della produzione di mozzarella di bufala campana Dop finisce all’estero principalmente in Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Una filiera che fattura circa 350 milioni e coinvolge 15.000 persone, di cui il 34% composto da giovani e con oltre un addetto su tre donna.

Numeri che fanno girare la testa, tutti con il prestigioso marchio Made in Italy.
















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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