Immigrazione senza controllo, schiavizzata, paghe misere: così muore la speranza di trovare lavoro nelle nostre campagne per un casertano


di Domenico Iodice

In alcune campagne della provincia casertana: c’è posto, per un italiano, come lavoratore agricolo? Il risultato è stato quanto mai infausto

Un giovane, di nostra conoscenza, si è presentato ai datori di lavoro della zona, portando il curriculum vitae e chiedendo la possibilità di essere assunto: in queste campagne del casertano, ci sono molti lavori disponibili, anche per chi non ha mai lavorato nel settore.

Alcune mansioni, per la loro semplicità, possono essere svolte anche da chi è unicamente provvisto di molta voglia di lavorare e buona volontà; soprattutto nel periodo fra agosto e settembre, le campagne brulicano di immigrati già all’opera alle prime ore dell’alba.  Entrando nel primo fondo, il nostro in cerca di lavoro viene avvicinato da uno straniero, forse un “responsabile” e sicuramente non il proprietario del campo.

Appena nota che si tratta di un italiano dice: “Sei italiano, non mi servi. Qui abbiamo alcune regole, so che non ti va bene”. A nulla valgono i tentativi posti in essere dal ragazzo il quale, insistendo, specifica che ha già esperienza nel settore, difatti l’uomo gli risponde così: “Ho già avuto italiani, facevano troppe richieste”. Della serie: qui ci servono schiavi.

Nelle campagne casertane, la situazione pare essere identica al resto del Belpaese.
Sotto il sole cocente e curvati dal peso del lavoro della campagna, le nuove vittime dello sfruttamento globalizzato sono innumerevoli: non solo gli immigrati sono usati come utile strumento per ridurre i costi di produzione, annientando i diritti dei lavoratori, con paghe risibili e frodando in toto o in parte la legge, ma gli stessi italiani volenterosi sono messi alla porta perché ritenuti “troppo esosi” o “poco remunerativi”.

Presupposti assurdi se si immagina il fatto che il lavoro si basa sul rispetto delle necessità dei lavoratori, sulla legge, e non può svolgersi in contrasto col benessere sociale generale. Tutto viene annientato, nel nome del profitto e adoperando le frontiere colabrodo come una mazza ferrata per distruggere diritti, doveri e livelli salariali, escludendo persino connazionali dai settori produttivi: l’armata dei lavoratori di riserva viene fatta marciare, sotto il “dolce” suono dell’immigrazione sregolata.















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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