Dragoni, verso un forno crematorio: il Comune bandisce gara per la progettazione

di Domenico Iodice

Il Comune ha approvato un progetto per un forno crematorio da oltre 1.187.000,00 euro che rischia di essere l'ennesima cattedrale nel deserto


DRAGONI – C’è un piccolo Comune, nell'alta Terra di Lavoro, che punta tutto sul business del “caro estinto”. A Dragoni, l'amministrazione comunale, ha recentemente approvato un grosso e oneroso progetto per realizzare un forno crematorio.

Il forno crematorio non s’ha da fare: Dragoni è in subbuglio, tra scongiuri e levate di scudo, non lo vuole nessuno, tanto è vero che è sorto un apposito comitato cittadino che si oppone alla volontà dell’esecutivo comunale di volerlo realizzare. Ma l'amministrazione comunale di Dragoni, guidata dal sindaco Silvio Lavornia, pare sia intenzionata ad andare per la propria strada. 

Gli impianti di cremazione in Italia sono 79. Evidentemente il business c’è ma non si vede. Con l’onere richiesto dal Comune per l’operazione di cremazione, la giunta di Lavornia ritiene che farà grandi affari, non curante del ristretto bacino d’utenza e dell’ancora più ristretta domanda del servizio in oggetto. In pratica, secondo l’elaborazione di Neodemos, il ricorso alla cremazione è al 23% su scala nazionale. Invece esistono numeri molto diversi a secondo del segmento territoriale del Belpaese: se al Centro il dato ricalca la media nazionale, al Nord ha superato il 30%, mentre il Sud e le isole hanno numeri molto più contenuti.  Ancor meno consolatorie sono le prospettive occupazionali dei residenti, al netto di tutto si parla di solo qualche figura altamente specializza.

Infine, senza offendere la sensibilità di qualcuno, a quanto pare, oggi bisogna fare cassa sui vivi e sui morti.















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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