Miele contraffatto? Meglio affidarsi alla sana Azienda Apistica Merola di Pontelatone


di Domenico Iodice

In media una singola ape, visita circa 7.000 fiori al giorno e ci vogliono 4 milioni di visite per produrre un chilogrammo di miele


Accanto al vino e all'olio di oliva, il miele è uno dei tre prodotti più contraffatti al mondo. False etichette, falsa dichiarazione di origine e aggiunta di sciroppo di glucosio: il mercato nazionale del miele è inondato di prodotti fraudolenti.

Il paradosso è che mentre sul Pianeta ci sono sempre meno api, decimate dai pesticidi, i consumi di miele non sono mai stati così alti. Secondo la Fao, la produzione mondiale è pari a circa 1,5 milioni di tonnellate, mentre il consumo è di 400.000 tonnellate in più. Solo a titolo di esempio, la Cina, numero uno mondiale del settore, produce circa 450.000 tonnellate, esporta un terzo della produzione e consuma circa 750.000 tonnellate. Proprio la Cina è uno dei pochi paesi che registra un aumento della produzione di miele, quando nel resto del mondo, e soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, la produzione è in calo. Come si spiega tutto questo? Il clima impazzito, l'avvelenamento degli ambienti naturali e la massimizzazione dei profitti portano alla messa in atto di circuiti commerciali opachi, di frodi, di contraffazioni sulla natura e l'origine dei prodotti. Tutti fattori responsabili dell'immissione sui mercati mondiali di volumi molto importanti di miele diluito a basso prezzo.

La frode più diffusa è la contraffazione per adulterazione, che consiste nel modificare il prodotto allo scopo di diminuirne il costo. L'aggiunta di dolcificanti a basso prezzo (per lo più sciroppo di riso o di mais, che ha l'aspetto e il colore del miele) o la diluizione del miele attraverso metodi elaborati che riescono a eludere le analisi europee permettono ai truffatori di penetrare i mercati beneficiando di prezzi inferiori a quelli praticati dalla concorrenza. È per questo che sugli scaffali dei supermercati si trovano vasetti di miele di diverso costo.

Un altro tipo di frode riguarda le false denominazioni di origine. Alcuni marchi presentano miele importato (per esempio da paesi come la Bulgaria, che fa parte del mercato unico) come miele di propria produzione. In altri casi sui vasetti è presente una falsa indicazione sull'origine floreale: per esempio, vi è indicata la denominazione miele di timo ma nel prodotto si trova invece il tujanolo, che è l'olio essenziale di timo. Ma la frode peggiore è quella che riguarda la contaminazione: ovvero la presenza nel miele di sostante xenobiotiche (cioè estranee, come i pesticidi o gli antibiotici per curare le api), tossiche e non, vietate o meno, che però violano le norme sulla sicurezza alimentare.

In Italia, secondo gli ultimi dati, esistono più di 50 varietà di miele. Per non cadere nell'inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali e garantire un futuro alle api italiane, il nostro consiglio è di verificare l'origine in etichetta, dove la parola Italia deve essere obbligatoriamente presente se il miele è raccolto interamente sul territorio nazionale. In alternativa ci si può rivolgere direttamente all'Azienda Apistica Merola di Pontelatone, produttrice locale di miele di alta qualità, molto usato nei ristoranti tipici del territorio per il suo straordinario abbinamento con la ricotta e i formaggi, sia freschi, sia a pasta dura e molto stagionati. Inoltre, visto che non manca molto al periodo natalizio, ricordiamoci che per sfornare tanti buonissimi susamielli (sono dei biscotti dolci a forma di “S” della cucina napoletana tipici del periodo di Natale) occorre del miele.

L'Azienda Apistica Merola produce miele raccolto esclusivamente in un territorio sano, dove l’inquinamento è inesistente o comunque in zone dove non vengono usati pesticidi.

Il miele, infine, va conservato ben chiuso in luogo fresco e asciutto e al riparo dalla luce. In questo modo mantiene intatte tutte le sue proprietà.













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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