Pontelatone, il paese diviso tra Guelfi e Ghibellini

di Domenico Iodice

I Guelfi e i Ghibellini, erano le due fazioni opposte nella politica italiana dal dodicesimo secolo fino alla nascita delle Signorie nel quattordicesimo secolo


PONTELATONE – Il clima è di odio sociale e stiamo assistendo al replay di quanto già vissuto nel 2016 come se il tempo non fosse mai trascorso. Nella lotta tra tifoserie a pagare sono i latonesi.

Un fatto è certo, i dati lo confermano, Carusone e la sua amministrazione hanno fallito. A distanza di oltre due anni lo scontro tra Guelfi e Ghibellini che ha caratterizzato la campagna elettorale del 2016 si è addirittura esasperato, alimentando un clima di odio e disprezzo da entrambe le parti trasformando il dibattito politico in una battaglia tra tifoserie.

Se non sei Guelfo devi per forza essere Ghibellino, e viceversa, in una perenne battaglia tra il bene e il male assoluto. L’altro non è visto come avversario politico, ma come nemico da annientare dapprima umanamente e poi politicamente.

A farne le spese è Pontelatone e quelle centinaia di latonesi che non sono né Guelfi né Ghibellini. Questi latonesi, che sono la maggior parte, vorrebbero soltanto un paese ben amministrato che guarda al futuro e non ostaggio di un passato.

Tanti auspicano il non ritorno del passato, tanti scongiurano l’ineluttabilità di un orologio fermo.

Il dibattito sulla sfiducia ha riportato Pontelatone nel 2016, sembra di assistere al replay dei giorni della campagna elettorale,  stesse argomentazioni, stessi slogan. Da allora c’è stato il tempo e la possibilità, anzi il dovere, di sanare le ferite, di porre le basi di un Pontelatone pacificato, conciliare i latonesi. Invece non è andata così. Sgomenta questo immutato clima di odio sociale.

Se punti sempre il dito contro qualcuno, se cerchi sempre di trovare una macchia nell’abito di chi hai di fronte, non fai altro che alimentare un clima di astio. Persino il linguaggio del dibattito politico è imbevuto di questi veleni: da una parte quelli che vengono definiti i “buoni” e dall’altra i “non buoni”.

Questo questo sottile veleno è stato creato ad arte da chi ha governato il piccolo paesino negli ultimi venti anni, ha raggiunto le strade, trasformando Pontelatone in un enorme ring.

Le ultime amministrazioni sono state affette dalla sindrome dell’Immacolata concezione, che comporta un’automatica immunità da qualsiasi peccato e di converso, il corollario che chiunque la pensi in modo diverso è  un figlio del male. Questa visione manichea non è terreno fertile per un clima di pace.

La pace nel mondo inizia dal giardino di casa. Inizia quando riconosci l’altro. Il dialogo non si crea puntando il dito. Non c’è dialogo se vivi ogni critica come un affronto personale, ogni proposta come eticamente inferiore, se disprezzi l’altro perché vorrebbe un Pontelatone diverso, migliore e invidiato.

Pontelatone ha bisogno di un pacificatore sociale che sani le ferite e costruisca senza usare più i verbi al passato. Ci sono decina di latonesi onesti, perbene, competenti. Abbiamo bisogno di una classe dirigente nuova, non avvelenata dall’odio.

Pontelatone non ha bisogno di martiri e di nemici, invece ha bisogno di un Sindaco pacificatore che chiuda una stagione di astio e apra la stagione della terza via, quel “terzo tempo” che ancora non abbiamo vissuto.

Per il momento accontentiamoci di un appassionato: forza Comune di Pontelatone! E se qualcuno non lo avesse ben capito, non deve esistere “Pontelatone” e “Treglia”, bensì deve esistere il “Comune di Pontelatone”. Basta con queste guerre fratricide, basta a Guelfi e Ghibellini. 













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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