Signora Kyenge, ma di cosa sta parlando? Ma ci faccia il piacere...


di Domenico Iodice

L'ex Ministro per l'Integrazione lancia l'iniziativa per gli afro-italiani. Ma dietro pare esserci solo la volontà di garantirsi la rielezione al parlamento europeo


Nasce Afroitalian Power Initiative, per dare voce a chi voce non ne ha. È tempo di farsi valere”. Lo ha annunciato via Facebook Cécile Kyenge, che ha deciso di esortare gli africani presenti in Italia a “dimostrare che ci siamo, contro i soprusi e la discriminazione, per un futuro e un presente di rispetto, coesione, benessere e pace sociale”. “Viviamo un momento storico in cui il rispetto della nostra identità di afro-italiani e dei nostri diritti sono costantemente messi a repentaglio: c’è chi vuole impedire ai nostri figli di usufruire dei servizi scolastici, c’è chi ci discrimina per il colore della pelle, c’è chi ci impedisce di vivere da persone libere” prosegue l’ex ministro di origine congolese. Facile intuire quanto sia difficile tenere la lingua a freno evitando di vergare un articolo di fuoco contro la signora in questione la quale continua a pescare nel torbido nella speranza di allungare la propria vita politica. Ma tant’è, ci proveremo.

Analizzando minuziosamente la questione, si scopre quanto Cécile Kyenge sia la prova vivente della sua ipocrisia dato che, se da un lato continua ad agitare lo spauracchio razzista, dall’altro ha dimostrato quanto sia possibile giungere dal Congo, laurearsi in medicina, specializzarsi, sposare un italiano ed imboccare con un certo successo la carriera politica fino a giungere ai più prestigiosi livelli istituzionali. La vita stessa di Cécile Kyenge dimostra quanto l’Italia sia inclusiva, ma evidentemente tutto ciò non le basta: con un tono tra il prosaico, il minaccioso e l’arrogante la signora incita i protagonisti di quella che chiama “la diaspora africana in Italia” (non si capisce se si riferisca anche agli irregolari) a difendere la propria identità, a farsi valere, ad imporsi come protagonisti, a pretendere di contare.

Abbiamo quindi come il sospetto che questo sia un mero tentativo di lucrare politicamente sulla paura del bianco razzista e violento, facendo massa critica a protezione della propria seggiola. Congo o Italia, i metodi per conservare la poltrona alla fine non sono così dissimili: crearsi una claque per poi sfruttarla in termini numerici giustificando così la propria esistenza nelle istituzioni in virtù del fatto che si rappresenta un mondo, un bacino di consenso. Anche questo è sfruttamento dell’uomo nero.















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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