Cari politici, la cattura di Cesare Battisti è tutt’altro che un trofeo elettorale

di Domenico Iodice

Sia come sia, ci auguriamo che da oggi, assicurato nuovamente alla galera, il terrorista Battisti ci resti davvero per quanto stabilito, perché se con qualche escamotage così non fosse, sarebbe da noi peggio che in Francia, peggio che con Mitterrand


Certe esibizioni e certi esibizionismi non piacciono, che poi ci siano parate di governo ad accogliere pluricriminali terroristi rossi francamente ancora meno. Insomma, che motivo poteva esserci affinché un vicepremier fosse nel parterre di Ciampino in attesa del brigatista comunista e pluriomicida, finalmente catturato.

C’è qualcosa di “calcistico”, nell’unanime esultare di maggioranza e opposizione per la agognata cattura in Bolivia di questo terrorista e assassino di nome Cesare Battisti. Come se tutti i problemi fossero spazzati via da un urlo che assomiglia a quello degli stadi: “goooolll”. Sì l’abbiamo preso. “La pacchia è finita”. “Adesso abbiamo giustizia”. “Dovrà finire tutti i giorni della sua vita in galera”. E quindi esultiamo per la vendetta tribale. Lo stato e la società si vendicano del terrorismo di sinistra. Per ora. Di quello di destra già hanno ampiamente  dato, abusando dello stato di diritto se non addirittura stuprandolo.

Ma questo trionfalismo per una rivalsa fuori tempo massimo che catalizza in unico uomo nero, anzi “rosso”, politicizzatosi in carcere coi Nap, di estrazione “rapinatore comune”, la funzione di capro espiatorio è veramente una nota stonata. A dirla cinicamente di Cesare Battisti si può dire che ha calcolato male, nel lungo anzi lunghissimo periodo (quello entro il quale teoricamente dovremmo essere tutti morti, almeno nelle analisi socio-economiche), le conseguenze processuali della propria scelta di fuga e latitanza.

Se si fosse costituito come i tanti rifugiati in Francia all’ombra della dottrina Mitterrand oggi sarebbe un uomo libero. O anche se fosse stato semplicemente buono senza evadere quando si trova dentro in Italia. Come Curcio, Moretti, Savasta e Gallinari e tanti altri  usufruito dell’oblio generale. O della legge sui pentiti, o di quella sulla dissociazione fatta ad hoc dai democristiani e dai comunisti per chiudere senza incidenti la fase di una generazione entrata nella lotta armata. O avrebbe usufruito della retorica perdonista degli anni Ottanta. E tanti saluti a “soreta”. Come si direbbe dalle nostre parti. Invece è fuggito, ha cercato l’appoggio della gauche caviar e dei premi Nobel che firmarono per lui in nome del fatto che aveva cambiato vita e frequentava i salotti intellettuali. Non ha funzionato. Anzi, gli ha attratto meritate antipatie.

Però, per cortesia basta con questi trionfalismi. Cesare Battisti era quello che era, migliaia di terroristi assassini come lui girano oggi liberi per l’Italia dopo avere scontato pene ridicole, alcuni non più di dieci anni prima di vari permessi premio e semilibertà. Molti li abbiamo visti nel ruolo di cattivi maestri anche nelle università e non sarà questa vendetta focalizzata su un uomo solo e sfigato a cancellare l’enorme ferita di quel periodo di violenza e omicidi politici che per le vittime e i relativi familiari superstiti non avrà mai un vero e accettabile perché. È stata una guerra che non sapevano di stare combattendo, quando qualcuno li ha assassinati alle spalle.













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

1 commenti:

  1. Le feste, le parate, i balconi e le passerelle sono oramai diventati il marchio di fabbrica dei pentastellati, convertiti definitivamente al cachemire e alla ricchezza, altro che disoccupazione e problemi. Tanto è vero che dal Governo hanno distribuito incarichi e compensi lauti a destra e a manca, per cui di volontariato, di parsimonia e di rinunce per il bene collettivo non se ne parla più da tempo. È la solita storia dei finti comunisti che dicono di combattere la povertà, ma poi da una parte amano e vivono nel lusso, dall’altro fanno di tutto per mantenerla perché, se finisse, loro non avrebbero più ragione d’esistere. Insomma, al comunismo la povertà è sempre servita eccome, un po’ come alla chiesa del resto, ecco perché non solo non l’hanno mai sconfitta ma al contrario hanno ridotto alla fame nazioni intere. Il comunismo è crollato specialmente sull’economia e sulla fame.

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