Movimento 5 Stelle: l'inizio della fine

di Domenico Iodice

Da tsunami della politica a declino


Sicuramente è presto per parlare di un inizio della fine del Movimento 5 Stelle e della sua spinta propulsiva. Quel che è certo è che al momento di quello tsunami che doveva investire la politica non rimane che la risacca: il vero tsunami semmai è la Lega di Matteo Salvini (lo dicono i numeri delle elezioni regionali in Abruzzo, non per altro). Cos'è successo?

Le elezioni regionali in Abruzzo hanno decretato la vittoria del centrodestra, con il 48,02 % dei voti espressi e Marco Marsilio nuovo presidente della Regione, davanti al 31,45 del centrosinistra e al 20,05 del Movimento 5 Stelle. Al di delle considerazioni nazionali, facendo confronti soltanto abruzzesi si tratta di un disastro totale per i 5 Stelle, che alle Politiche di un anno fa avevano il 39,9 (alle Regionali del 2014 il 21), mentre la composizione degli altri due schieramenti, fra liste civiche e personali, permette di dire qualsiasi cosa: che la Lega ha stravinto, che Forza Italia è in declino irreversibile, che il PD in quanto tale ha perso ma con varie alleanze centriste può vedere un po’ di luce, eccetera.

La sfortuna dei pentastellati è che i loro dati sono sempre confrontabili a quelli delle elezioni precedenti, dal momento che si presentano sempre da soli, mentre gli altri possono abbellirli, ma questo non toglie che perdere metà dei consensi impressiona non solo noi cresciuti un’epoca in cui si facevano ragionamenti sui massimi sistemi per spostamenti dello zero virgola (eravamo molto interessati, votando per i cosiddetti partiti laici). La domanda da porre agli analisti politici è adesso una sola: il voto abruzzese segna per i pentastellati l’inizio della fine? In altre parole, perché dopo sei mesi di governo nazionale la gente (per lo meno la loro gente) si è stancata di loro ma non della Lega? Parliamo di due partiti che hanno più o meno difeso le loro idee di base e i loro provvedimenti bandiera. Non proponiamo ‘Di qua o di là’, ma solo queste domande.

Non c’è una risposta auspicabile: i 5 Stelle si possono criticare per l’ingenuità-ipocrisia dell’impostazione (pensare che le scelte, dalla TAV all’immigrazione, non abbiano contenuti ideologici ma solo tecnici) e per il livello di chi hanno portato al governo, ma Di Battista non ha torto quando dice che senza di loro in Italia ci sarebbe ben di peggio dei gilet gialli. Anche se questo ragionamento suona un pò come un ricatto: siamo incapaci, ma sempre meglio della guerra civile. Senza dimenticare che la ‘buona politica’ fino al 2018 ha svenduto l’Italia portando nei posti di comando passacarte, leccapiedi, donne di facili costumi (anche, se non soprattutto, al maschile), portaborse e falliti vari, con buona stampa ma di livello culturale non troppo diverso da quelli che si sono conquistati un seggio con una manciata di click. La risposta può essere solo personale: pensiamo che i pentastellati siano in declino irreversibile che li porterà a prendere con decisione una delle due strade che hanno davanti (diventare una specie di Lega del Sud, un partito della spesa pubblica più di quanto già non siano, oppure una sinistra nazionale, alleata del PD ma più movimentista), in ogni caso a non essere più i 5 Stelle duri e puri. Anche perchè non è proprio così.














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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

1 commenti:

  1. Gianfranco Santonastasomartedì, febbraio 12, 2019

    Inutile fare finta che tutto continui come prima più di prima, se non è crisi è una frattura insanabile. Il destino è ormai segnato. Del resto come potrebbe essere diversamente, sia per l’innaturalità dell’alleanza, e sia perché sulle strade dell’Abruzzo il carrozzone dei grillini è precipitato irrimediabilmente. Per carità, che la bolla elettorale dei grillini prima o poi esplodesse era evidente, immaginare il contrario sarebbe stato da sprovveduti o menagrami, il Paese non lo merita davvero. Basterebbe pensare a tutti i guai che si sono scatenati da quando governano i 5 Stelle, sia nei comuni e sia nel Paese; insomma, pensare che i grillini durino è pensare al male dell’Italia.

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