Protesta dei pastori sardi: i cialtroni che governano l'Italia piangono sul latte versato

di Domenico Iodice

Gli allevatori chiedono di ottenere prezzi sostenibili sul litro di latte venduto e un nuovo sistema di ripartizione delle quote di produzione. Una protesta trasversale, senza sigle


Tra elezioni in Abruzzo, caso Sanremo e Campionato di calcio, la notizia è passata quasi sotto traccia: relegata a folklore, con le immagini dei bidoni di latte versati in piazza (che tristezza: questo accade mentre tante mamme non riescono ad acquistare neanche un solo litro di latte). Quello che pongono però i pastori di Sardegna è un problema che va ben oltre la questione puntuale del prezzo per litro di latte: in ballo c’è la dinamica stessa con cui viene gestito oggi il mercato agroalimentare, di fatto regolato dalle più classiche leggi di domanda/offerta che hanno causato però negli anni distorsioni che hanno condotto ai fatti di questi giorni. Con i “pastori”, che altro non sono che allevatori di tradizione centenaria, che minacciano proteste eclatanti: compreso il blocco di aeroporti, strade e porti, fino alle elezioni regionali del prossimo 24 febbraio.

Di fatto, si sta ripetendo quanto abbiamo già visto succedere in altri settori dell’agroalimentare: non vale la pena raccogliere la frutta se il prezzo che viene pagato al chilo o al quintale è inferiore al costo di produzione, e questo a catena blocca anche l’assunzione di lavoratori stagionali per la raccolta e finisce per riflettersi sul costo a scaffale di un prodotto. Gli allevatori sardi lamentano di stare producendo latte “in perdita”: per riuscire a rientrare dei costi dovrebbero venderlo almeno a 1 euro più IVA, mentre allo stato attuale sono costretti a indebitarsi per vendere.

Una situazione a dir poco paradossale.













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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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