Figurine Panini, 1 miliardo di euro l’offerta arrivata dagli Usa

di Mimmo Iodice

In passato, per la stessa cifra, si sono fatti avanti anche imprenditori cinesi, ma la società modenese ha preferito non accettare le offerte a causa dello spostamento della sede principale. Gli americani invece sono d’accordo a lasciare Modena come quartier generale, una cosa di fondamentale importanza per Sallustro & co


E’ ormai passato tantissimo tempo dall’uscita del primo album dei calciatori Panini, era il 1961. Da quel momento in poi, l’azienda modenese ha vissuto una continua ascesa al successo. Le sue figurine autoadesive sono riuscite ad entrare nella quotidianità. Destinate non solo ai bambini, anche gli adulti impazziscono per le figurine Panini che hanno accompagnato generazioni e generazioni di italiani. Solo guardarle suscita ricordi ed emozioni indescrivibili.

Le figurine Panini potrebbero varcare l’oceano Atlantico e parlare americano. La notizia non è ancora ufficiale ma sembrerebbe che una delegazione americana abbia preso contatti con il vertice del gruppo Panini per valutare un’offerta di acquisto e rilevare il pacchetto azionario del gruppo.

L’azienda italo-argentina è valutata a circa un miliardo di euro e conta oltre 450 dipendenti in Italia e 700 in tutto il mondo. Non è la prima volta che le figurine sono oggetto di interesse economico. Prima degli americani ci avevano provato i cinesi, ma la richiesta di mantenere il cuore del sistema produttivo a Modena non era piaciuta agli acquirenti mandarini e la trattativa era saltata. Ora invece pare che l’accordo potrebbe andare in porto, anche se i vertici del gruppo modenese non si sono sbilanciati.

L’Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini vede la luce nel 1961 dall’iniziativa imprenditoriale di due fratelli Benito e Giuseppe Panini, ai quali si aggiungeranno negli anni anche gli altri due fratelli Umberto e Franco, e prevedeva la commercializzazione della prima collezione calciatori. La prima figurina stampata fu quella di Bruno Bolchi, il capitano dell'Inter dell’epoca, mentre la copertina del primo album rappresentava Nils Liedholm intento in un’azione sotto porta.

Il boom è stato immediato e continuo fino al 1988 quando la gestione passa al gruppo inglese Maxwell, ma i risultati sono deludenti e nel 1992 l’azienda torna in mani italiane con il gruppo Bain Gallo Cuneo e la De Agostini. Mossa vincente perché nel giro di due anni la Panini torna ai fasti del passato e accumula successi imprenditoriali senza precedenti.

Nel 1994, subentra Marvel Entertainment Group che conferma management e gestione italiani e nel 1999 entra in gioco la Fineldo SpA, finanziaria di Vittorio Merloni, insieme al management della società modenese guidato da Aldo Hugo Sallustro che detiene una quota rilevante del capitale. L'ultimo riassestamento risale al 2016, quando Fineldo lascia ed entrano in gioco due nuove socie: Anna e Maria Teresa Baroni, imprenditrici bolognesi. I tre attuali soci avrebbero dato mandato ad una banca americana, la Lincoln International, di sondare il terreno statunitense e vedere, sostanzialmente, quale fosse la miglior offerta.

Andando per affinità di business, un’azienda interessata potrebbe essere la Topps Company, multinazionale Usa sviluppatasi nel ramo del tabacco ma poi entrata anche nel business degli album di figurine negli Stati Uniti, legandosi soprattutto ai campioni del baseball. Occasione ghiotta per loro visto che ad oggi il fatturato della compagnia italiana, che oltre a stampare le figurine dei calciatori stampa anche le strisce di Topolino e dei fumetti Marvel, si aggirerebbe attorno ai 550 milioni di euro all’anno. Un business quelle delle figurine che sembra non tramontare mai, e staremo a vedere se a breve il suo mercato sarà anche quello a stelle e strisce.
















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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