Agricoltura, fondi europei: Terra di Lavoro semina ma non raccoglie

di Mimmo Iodice

Una piccola parentesi locale: la fiera dello sperpero. Gli scavi archeologici di Trebula Baliniensis di riconosciuta rilevanza storica stanno cadendo a pezzi per incuria e mancata manutenzione, eppure i soldi sul tavolo non mancano. Una vicenda locale emblematica che affonda le radici nei governanti incapaci del Comune di Pontelatone


La cassaforte dell’agricoltura è piena di fondi europei, ma i soldi non vengono spesi col rischio di rispedire a Bruxelles risorse strategiche per il settore. Il problema non si pone per gli aiuti diretti che arrivano all’agricoltore con percorso netto. Le criticità nascono con lo sviluppo rurale, il cosiddetto secondo pilastro della politica agricola comune. Si tratta di progetti finalizzati all’innovazione alle filiere al turn over aziendale, all’ambiente che richiedono il cofinanziamento dell'imprenditore agricolo. Ma il settore è in crisi di liquidità e la difficoltà di accesso al credito blocca le iniziative di sviluppo. Un problema che coinvolge allo stesso modo Nord e Sud con punte di efficienza in Province settentrionali e meridionali.

Quella di Caserta, per esempio è una delle Province più virtuose, al livello di qualcuna del Nord. Ma il problema è generale. Le banche concedono con difficoltà mutui ad aziende che non redigono bilanci come quelle agricole. In Terra di Lavoro il problema è aggravato e non è un caso che nell'ultimo confronto sul Mezzogiorno è rispuntata la banca del Sud. Ma non è solo questione di credito. La burocrazia fa il resto, quella europea a cui si aggiunge quella nostrana. Le istruzioni dei piani dello sviluppo rurale in tutte le regioni sono dei veri e propri volumi. A volte incomprensibili, e così i Psr ed altre sigle (Programma di Sviluppo Rurale) restano al palo.

E dunque rivendicare risorse a Bruxelles o denunciare una Unione Europea matrigna non è corretto. Il territorio casertano è fanalino di coda tra i beneficiari dei fondi europei. Certo, chiedere il commissario all’agricoltura italiano è una mossa intelligente in considerazione del ruolo chiave che l’agricoltura riveste per l'economia italiana e del Sud in particolare. Ma poi bisogna essere in grado di dimostrare efficienza e capacità di spesa, intervenendo sulla burocrazia comunitaria ma anche su quella nostrana, convincendo le banche ad allargare i cordoni della Borsa. E questo nessun commissario può farlo.

Il mancato utilizzo dei fondi strutturali europei rappresenta l'ennesimo motivo di sconcerto e di imbarazzo. Ma anche uno spunto per porsi una domanda su un problema che passa in buona parte sotto silenzio nel generale j'accuse contro la classe dirigente, che però viene proclamato sottintendendo che sia solo la categoria dei politici a meritare ogni possibile lapidazione. D'accordo, le burocrazie – in questo caso soprattutto quella della Regione Campania e quella locale – hanno le loro colpe pesantissime e spesso imperdonabili. D'accordo anche che la burocrazia è diventata un moloch scoraggiante per qualsiasi iniziativa, che la nomenclatura dei ministeri si è creata un potere autonomo in grado di piegare qualsiasi volontà riformistica, così come è scoraggiante la lentezza della giustizia civile o il fatto che le leggi del lavoro sono ingiuste e penalizzanti. Però quando si muovono i più alti lamenti per questi mali italiani, quasi fosse un refrain ormai scontato, si dimentica spesso che c'è un'altra categoria che si distingue per immobilismo e a volte vera e propria incapacità di fare, proprio quella di cui accusano i politici: gli imprenditori agricoli.

In un territorio dal disperato bisogno di investimenti e occupazione, i tanti miliardi di euro messi a disposizione dall'Unione giacciono inutilizzati e rischiano di andare perduti se non verranno spesi. I casi virtuosi non mancano, ma anche i soldi usati sin qui sono serviti spesso a finanziare iniziative discutibili, a costo di severi richiami da parte di Bruxelles. Uno scandalo che ha molti responsabili: politici incompetenti, burocrazia invadente, imprenditori senza idee e senza progetti.

Restituire i fondi al mittente, in un momento in cui l'economia affonda per mancanza di investimenti e di domanda, è davvero una colpa imperdonabile. 
















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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