Alvignano, giovani in fuga col sogno del lavoro

di Mimmo Iodice

I giovani alvignanesi vanno via, scappano, verso altre regioni italiane, verso l'estero


ALVIGNANO – In linea con un tema di attualità più che scottante, trattato con alcuni giovani alvignanesi alcune sere addietro in un noto locale della movida notturna del paese, proponiamo provocatoriamente alcune riflessioni, da condividere soprattutto con i giovani di oggi.

Quale futuro qui? Spesso è la domanda che martella la mente di tanti giovani appartenenti a questo segmento geografico dell'alta Terra di Lavoro, attanagliati da un dicotomico dubbio: restare e profondersi in sforzi sovrumani per crearsi uno spazio e un futuro proprio nel posto in cui hanno affondato sin da piccoli le loro radici oppure lasciar perdere tutto e dirigersi altrove, alla ricerca di qualcosa che magari nella loro terra appare irraggiungibile? Questi e altri interrogativi costantemente serpeggiano tra coloro che, ormai da anni, più per moda che per concreta realtà, sono chiamati i protagonisti del futuro, coloro ai quali verranno lasciate prima o poi le redini della società, destinati a migliorarla e a creare delle aspettative più rosee di quelle attuali. È proprio questo il punto: prima o poi? Sempre più spesso quel “poi” diventa un domani lontano, e anche quando qualcuno di questi giovani appare già pronto e maturo, lanciato a gonfie vele verso quell’auspicato futuro, c’è sempre qualcosa, o qualcuno, a frenarlo, ritardarlo, addirittura demoralizzarlo, fino a farlo desistere. Qual è allora, ci viene da chiedere, il problema di fondo? Perché molti vanno via e anche chi resta, dopo qualche tempo, decide di fare le valigie e partire lontano verso altri lidi? Nell’antichità si diceva “nemo propheta in patria”, nessuno è profeta in patria. Che non sia uno dei ragionamenti chiave da cui partire?

Sembra un leitmotiv, che ritorna sempre sulle bocche di tutti, quella fatidica e ridondante frase (vuota ormai), “lasciamo spazio ai giovani!”. Abusato ritornello soprattutto sulla bocca dei politici. Bisogna premettere che l'Alto Casertano di certo non brulica, per sfortuna, di tanti eventi, iniziative, manifestazioni. Non esiste un fermento culturale, corredato da talenti e professionalità. Ma si è mai pensato se effettivamente tutti, e proprio tutti, i talenti siano valorizzati? Oppure c’è quella fastidiosa tendenza a dare risalto ed enfasi soltanto ai “soliti noti”? Troppo spesso, purtroppo, in una terra in cui conta essere già “qualcuno” (e come mai si farà a priori? Si nasce già famosi o c’è dell’altro?) ci si pone questo martellante dubbio. La dimostrazione palese nasce dal fatto che, d’altra parte, traspare una velata, se pur non concretamente manifesta, tendenza a supportare più o meno sempre le stesse persone. Magari questi fatidici personaggi, oltre ad essere talentuosi (sicuramente), avranno forse “qualche santo in Paradiso” in più di altri? Oppure l’enorme mole di personalità talentuose presenti nel posto non è realmente valorizzata in toto, in maniera completamente imparziale e spassionata?

Ed a questo punto ci riconduciamo al discorso iniziale. Quanti giovani alvignanesi oggi cercano disperatamente di farsi strada in questa società così difficile? Sono tantissimi, e molti di loro hanno veramente innumerevoli capacità e competenze, tanto da far invidia a gente di gran lunga più grande di loro. Quanti giovani professionisti in ogni settore? Sarebbe lunghissima la lista. Ma ciò che viene allora da chiedere, in un marasma di persone così in gamba, che potrebbero dar lustro nei secoli a questa comunità di neppur 5.000 anime, c’è veramente chi crede in loro? C’è chi è intenzionato a investire del tempo e del denaro per ascoltarli, metterli alla prova, lanciarli nella società? Ci sono coscienti ambienti di ogni sorta, capaci di mettersi in gioco pur di assecondare i talenti e i sogni di tutta questa gioventù? Tante, troppe sono le domande che continuerebbero a balenare nella testa. E le risposte? Il problema sono proprio quelle, che o sono troppo poche o mancano del tutto. Dinnanzi a tale penuria, davanti a tale “limitata” apertura mentale verso la gioventù, verso un futuro più dinamico, dinnanzi a tutta questa società che vuole restare indietro nonostante le proposte siano valide soluzioni, quale futuro qui? Un coro pare sollevarsi all’unisono e rispondere con fermezza: “E’ questa terra che non ci vuole. Speriamo però di essere in errore”.


















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Autore: Domenico Iodice

Giornalista

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